Falsi ordigni e querele: Don Patriciello perdona il cronista veneto che ha simulato le minacce

Il parroco del Parco Verde di Caivano esorta il giovane Adriano Cappellari ad assumersi le proprie responsabilità, chiedere scusa e ricominciare a vivere.

30 luglio 2026 10:09
Falsi ordigni e querele: Don Patriciello perdona il cronista veneto che ha simulato le minacce -
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Il parroco di Caivano, Don Maurizio Patriciello, ha espresso parole di perdono e vicinanza verso Adriano Cappellari, il giovane cronista veneto indagato dalla Procura di Vicenza per simulazione di reato. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato proprio il giornalista a pianificare i gravissimi episodi intimidatori – tra cui la spedizione di lettere minatorie indirizzate anche al premier Giorgia Meloni e l'esplosione di un ordigno – di cui si era dichiarato vittima nei mesi scorsi ottenendo persino la scorta.

La vicenda trae origine da un incontro avvenuto a Enego, in provincia di Vicenza, dove Don Patriciello aveva conosciuto un ragazzo preparato ed educato, apparentemente mosso da un forte impegno civile. Quando in parrocchia erano giunte le prime minacce anonime, il sacerdote aveva provato tanta tenerezza per quel giovane cronista e molta rabbia verso gli ignoti aguzzini. La svolta investigativa ha però spiazzato l'intera comunità, trasformando un dramma di camorra e intimidazioni in una sconcertante macchinazione personale.

Le indagini condotte dai carabinieri di Bassano del Grappa hanno spazzato via ogni dubbio, lasciando il sacerdote amareggiato ma al contempo sollevato per la conclusione delle accertamenti. Don Patriciello ha espresso un profondo dolore nel constatare come il male riesca a intrufolarsi dappertutto, corrompendo anche le menti più giovani e promettenti. Nonostante lo sconcerto per un gesto definito tanto grave quanto stupido, il parroco del Parco Verde ha scelto di non cedere alla rabbia, cogliendo l'occasione per offrire una lezione di profonda umanità.

Nel suo accorato appello, Don Maurizio invita il ragazzo a pagare il proprio debito con la giustizia senza cercare altre scorciatoie o scuse. Lo sollecita a fare totale chiarezza, chiedendo perdono ai genitori, alle istituzioni e a tutte le persone coinvolte in questo penoso inganno. Ricordando che vivere nella menzogna equivale a sprofondare in un inferno personale, il prete conclude il suo messaggio con un augurio di rinascita, spronando il giovane a fare tesoro degli errori per poter ricominciare finalmente a vivere con la testa alta.

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