Due morti nel crollo della gru: il fallimento di controlli e retorica
Precipitano dal decimo piano mentre lavorano: tra passerelle e inutili manifestazioni, la sicurezza resta un optional senza alcuna verifica.
Il rumore sordo di uno schianto, poi le urla. In via Ruggero Marturano, a due passi dal caos quotidiano di un mercatino rionale, il lavoro è tornato a essere sinonimo di morte. Due operai, Daniluc Tiberi Un Mihai (50 anni) e Najahi Jaleleddine (41 anni), sono precipitati dal decimo piano mentre erano impegnati nella ristrutturazione di un palazzo. Il carrello della gru su cui si trovavano si è ribaltato, trasformandosi in una trappola mortale che non ha lasciato scampo.
La dinamica del terrore
Secondo le prime ricostruzioni, il cestello si è capovolto improvvisamente. Un terzo operaio si è salvato miracolosamente finendo su una pila di pneumatici di un negozio sottostante. La struttura metallica, nella sua folle corsa verso il suolo, ha travolto la tettoia dell'officina "Gammicchia", ferendo alla testa un dipendente di 34 anni, ora ricoverato a Villa Sofia.
"Il bilancio poteva essere ancora più grave", racconta un residente. "Sotto quella tettoia c'erano altri lavoratori, salvati solo dalle pile di copertoni che hanno attutito l'impatto del ferro".
L’illusione della sicurezza e il fallimento dei controlli
Oltre il dolore per le vite spezzate — un cittadino di origini rumene e uno tunisino, simboli di un'edilizia che troppo spesso poggia sulle spalle di chi ha meno tutele — emerge una rabbia che non può più essere contenuta.
La domanda che gela il sangue non è come sia successo, ma perché continui ad accadere. La risposta, purtroppo, è in un sistema di controlli praticamente inesistente. I cantieri fioriscono ovunque, ma gli ispettori restano fantasmi. La sicurezza viene percepita troppo spesso come un costo da tagliare o una burocrazia da aggirare, piuttosto che come un diritto sacro.
Il rituale delle manifestazioni inutili
Ciò che indigna profondamente è il "giorno dopo". Assisteremo, come sempre, al macabro rituale delle passerelle istituzionali, ai post di cordoglio sui social, alle bandiere a mezz'asta e alle manifestazioni di piazza. Cortei rumorosi e bandiere al vento che, pur partendo da intenzioni nobili, finiscono per risolversi in una sterile messinscena che non sposta di un millimetro la realtà dei fatti.
Si grida allo scandalo, ma non si investe in ispezioni capillari.
Si chiedono riforme, ma i cantieri rimangono giungle senza legge.
Si promette "mai più", in attesa della prossima caduta dall'alto.
Finché la risposta alla morte sul lavoro resterà confinata in un minuto di silenzio o in un corteo cittadino, via Marturano non sarà un tragico incidente isolato, ma l'ennesima conferma di uno Stato che ha deciso di abdicare alla protezione dei suoi figli più fragili.
Oggi Palermo piange Daniluc e Najahi, domani, purtroppo, il circo della retorica ripartirà, lasciando i lavoratori ancora una volta soli, sospesi nel vuoto su carrelli che non dovrebbero ribaltarsi mai.