Dramma carceri, l'allarme di Ciambriello: "In Campania duemila reclusi di troppo, è un'emergenza umanitaria"

Il Garante regionale denuncia il sovraffollamento e le condizioni degradedanti degli istituti di pena, rivolgendo un appello accorato alla politica per interventi immediati.

15 agosto 2026 19:27
Dramma carceri, l'allarme di Ciambriello: "In Campania duemila reclusi di troppo, è un'emergenza umanitaria" -
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Sulla grave crisi che investe il sistema penitenziario italiano interviene con durezza Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone private della libertà personale, che definisce la situazione attuale come una vera e propria emergenza umanitaria, frutto dell'inerzia della politica rispetto alla tragedia delle carceri.

I dati nazionali e regionali dipingono un quadro estremamente critico. A fronte di 65.009 persone recluse a livello nazionale e un tasso di affollamento medio pari al 140,6%, i Tribunali di sorveglianza hanno accertato 6.539 violazioni in un anno per trattamenti inumani o degradanti. In Campania la situazione risulta ancora più complessa: con 8.046 detenuti presenti nei diversi istituti della regione, si registra un surplus di ben duemila persone rispetto alla capienza regolamentare, accompagnato da un'elevata presenza di detenuti con dipendenze (2.215 tossicodipendenti) e problemi di salute mentale (oltre 400 casi di sofferenza psichica, di cui 80 psicotici solo nel carcere di Poggioreale).

Il Garante sottolinea come l'invivibilità delle celle, accentuata dal caldo e dalla tensione costante, generi episodi frequenti di autolesionismo e suicidi, a cui si aggiunge la grave carenza organica della Polizia Penitenziaria, cui mancano circa 10mila agenti in tutta Italia.

Di fronte all'avvio di un'indagine conoscitiva sulle condizioni delle carceri promossa alla Camera da Forza Italia, Ciambriello rivolge un appello a tutte le forze politiche affinché superino le dinamiche di consenso elettorale per riaffermare il senso costituzionale della pena. Garantire la dignità delle persone ristrette e le condizioni di lavoro del personale penitenziario rappresenta una battaglia di civiltà fondamentale, poiché un sistema penitenziario incapace di rieducare non produce sicurezza, ma finisce per alimentare marginalità e recidiva.

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