Domenico Caliendo si poteva salvare? Il dubbio sul cuore artificiale

Una relazione dell'Heart Team suggeriva un sistema biventricolare per il piccolo Domenico prima del rigetto fatale al Monaldi.

A cura di Redazione
30 aprile 2026 10:33
Domenico Caliendo si poteva salvare? Il dubbio sul cuore artificiale -
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Il 21 febbraio scorso, il piccolo Domenico Caliendo è deceduto all'ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito, evento che ha fatto scattare un’indagine per omicidio colposo a carico di sette medici. Una relazione interna dell'Heart Team datata 13 febbraio, emersa solo recentemente e non consegnata inizialmente alla Procura, rivela che si era ipotizzato l'utilizzo di un supporto meccanico biventricolare per stabilizzare il bambino. La decisione di non procedere con tale tecnologia e il successivo decesso hanno posto al centro dell'inchiesta le scelte cliniche effettuate in quei giorni critici.

Secondo il documento del 13 febbraio, il primario Marra aveva proposto di sostituire l'Ecmo con un "doppio Berlin Heart", un sistema di assistenza artificiale più complesso, per affrontare l'insufficienza multiorgano del paziente. Tale opzione avrebbe potuto mantenere in vita il bambino in attesa di un secondo organo, ma è stata scartata dal cardiochirurgo Guido Oppido, attualmente indagato, per l'elevato pericolo di infezioni. Questo scontro tecnico-scientifico rappresenta uno dei punti più delicati dell'intera indagine condotta dagli inquirenti napoletani sulla gestione del piccolo paziente.

La relazione mette in luce anche un profondo dilemma etico sollevato dal primario riguardo alla gestione delle scarse offerte di organi. Marra si interrogava sulla possibilità di sottoporre Domenico a un secondo trapianto, considerando che il bambino era già in una fase di estrema fragilità clinica e sotto pesante terapia immunodepressiva. Queste riflessioni suggeriscono che la valutazione della "trapiantabilità" fosse influenzata non solo da criteri medici oggettivi, ma anche da una difficile analisi sulla sostenibilità del percorso terapeutico intrapreso.

La drammatica sequenza degli eventi si è conclusa il 17 febbraio, quando è effettivamente arrivata la disponibilità di un secondo cuore compatibile per Domenico. Tuttavia, in quell'occasione, l'Heart Team ha espresso parere negativo al nuovo intervento, ritenendo che le condizioni del bambino fossero ormai troppo compromesse per sopportare un'altra operazione. L'organo è stato quindi destinato a un altro paziente, mentre il piccolo Domenico si è spento quattro giorni dopo, lasciando aperta la questione legale sulla gestione delle alternative terapeutiche negate.

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