Cuore di Ghiaccio: L'Orrore che ha ucciso Domenico.

"Scongelato con acqua calda": la follia in sala operatoria al Monaldi. Un bimbo sacrificato all'azzardo di un organo distrutto dal gelo.

A cura di Redazione
26 febbraio 2026 11:09
Cuore di Ghiaccio: L'Orrore che ha ucciso Domenico. -
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C’è un’immagine che gela il sangue, più di quanto quel cuore non lo fosse già: un’équipe medica ferma attorno a un tavolo, intenta a tentare l'impossibile. Non stanno operando, stanno scongelando. Prima l’acqua fredda, poi tiepida, infine calda. Come si farebbe con un alimento dimenticato nel freezer, non con l'organo che dovrebbe ridare la vita a un bambino di soli sette anni.

I verbali degli infermieri presenti quel 23 dicembre al Monaldi di Napoli, aprono uno squarcio atroce sulla morte di Domenico, il bimbo spirato due mesi dopo un trapianto che, stando a queste testimonianze, appariva segnato fin dai primi istanti.

La cronaca di un disastro

Il cuore arriva da Bolzano. È il dono che dovrebbe salvare Domenico. Ma quando il cestello viene aperto, la realtà colpisce i presenti come uno schiaffo: l'organo è "trasformato in un pezzo di ghiaccio".

  • Il panico in sala: Gli infermieri descrivono tentativi disperati. Si cerca di riportare il tessuto a una temperatura umana, di ridare elasticità a fibre muscolari rese rigide dal gelo.

  • La scelta di non tornare indietro: Nonostante l'evidente compromissione dell'organo, il cardiochirurgo Guido Oppido decide di procedere. La giustificazione? "Assenza di alternative". Domenico è già sul tavolo, il suo vecchio cuore non può più battere, e quel pezzo di ghiaccio è l'unica fiche rimasta sul tavolo verde della vita.

Una ferita al sistema dei trapianti

Se le testimonianze venissero confermate, ci troveremmo davanti a una catena di errori che va oltre la tragica fatalità. Come può un organo viaggiare da un capo all'altro d'Italia fino a congelarsi? Dove sono finiti i protocolli di sicurezza e il monitoraggio costante delle temperature?

Trapiantare un organo visibilmente danneggiato dal gelo non è un atto di coraggio medico, è un azzardo disperato sulla pelle di un bambino che non aveva voce per opporsi. Due mesi di agonia sono stati il prezzo pagato da Domenico per un errore che sembra figlio della negligenza più cruda.

"Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda."

Questa frase, estratta dai verbali, rimarrà come un epitaffio agghiacciante su questa vicenda. Non si parla di alta chirurgia, si parla di una gestione della vita che ha perso il contatto con la dignità e la scienza, scivolando in una macabra improvvisazione.

Giustizia per Domenico significa ora capire chi ha permesso che quel cuore diventasse ghiaccio e perché, davanti a quell'evidenza, si sia deciso di procedere comunque, condannando un bambino a una speranza che era già morta dentro un cestello termico.

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