Crisi della medicina in Campania: allarme rosso per i medici di base
L’allarme del consigliere regionale Errico sulla carenza di professionisti: a rischio l'assistenza territoriale e il diritto alla salute dei cittadini
Il consigliere regionale di Forza Italia, Fernando Errico, ha lanciato un duro monito riguardo alla crisi della medicina territoriale in Campania, basandosi sui recenti dati forniti dalla Fondazione Gimbe. La regione, già in difficoltà, si prepara ad affrontare un ulteriore calo di 1.147 medici di Medicina Generale nei prossimi quattro anni, una prospettiva che evidenzia in modo drammatico l’assenza di una programmazione efficace per il necessario ricambio generazionale nel settore.
Secondo Errico, la carenza di medici di famiglia sta già generando gravi disservizi, costringendo i cittadini, specialmente nelle aree interne, a confrontarsi con una limitata accessibilità alle cure primarie. Questa situazione, unita all'aumento delle liste di assistiti per ogni professionista, sta provocando un pericoloso sovraccarico dei pronto soccorso, che diventano, per necessità, l'unico punto di riferimento per bisogni sanitari che avrebbero dovuto trovare risposte adeguate sul territorio.
L'esponente di Forza Italia ha puntato il dito contro la gestione regionale, accusata di non aver investito sufficientemente né nella formazione né nel rendere la professione del medico di base appetibile per i giovani laureati. L'assenza di incentivi concreti e di una visione lungimirante ha trasformato quello che dovrebbe essere il pilastro della sanità locale in un settore in forte sofferenza, incapace di rispondere con efficienza ai bisogni di una popolazione che, contestualmente, invecchia a ritmi rapidi.
In conclusione, Errico ha rivolto un appello urgente al presidente della Regione, Roberto Fico, affinché venga intrapreso un intervento straordinario per invertire questa tendenza negativa. La richiesta è di un aumento significativo delle borse di studio e della creazione di incentivi mirati per le zone carenti, definendo tali azioni come necessarie per tutelare il diritto costituzionale alla salute e garantire la tenuta complessiva dell'intero sistema sanitario regionale.