Corruzione e fondi UE: trema il mondo della scuola
L'indagine della Procura Europea svela un sistema di mazzette hi-tech tra Napoli e Palermo: coinvolti docenti della Federico II e del CNR.
L’istruzione pubblica come bancomat privato. È questo il ritratto desolante che emerge dall’ultima maxi-indagine della Procura Europea (EPPO) sulla gestione illecita dei fondi comunitari in Italia. Un’inchiesta che, partendo dalle mense scolastiche di periferia, è risalita fino ai vertici accademici e ai consigli d’amministrazione di importanti società informatiche, svelando quello che i magistrati definiscono senza mezzi termini un "sistema perverso".
Dallo Zen di Palermo ai vertici accademici
Tutto ha avuto inizio tre anni fa nel quartiere Zen di Palermo. L’arresto di una preside, accusata di sottrarre cibo alla mensa e di pilotare l’acquisto di dispositivi digitali, sembrava un caso isolato di malcostume locale. Tuttavia, grazie alle rivelazioni di una "gola profonda" — Alessandra Conigliaro, dipendente di una delle società coinvolte — il velo è stato sollevato su uno scenario ben più vasto.
L’indagine si è allargata a macchia d’olio, coinvolgendo figure di altissimo profilo:
Docenti e ricercatori: Nomi illustri dell'Università "Federico II" di Napoli e del CNR di Napoli e Portici.
Enti di formazione: Dirigenti di ITS Academy e fondazioni di prestigio.
Aziende leader: Colossi come R-Store S.p.a. (noto Apple Premium Reseller), Informatica Commerciale S.p.A. e Databroker.
Il meccanismo dei "Tesoretti"
Il modus operandi era sistematico. I dipendenti pubblici, abusando del proprio potere discrezionale, agevolavano l'affidamento di forniture di beni e servizi (software, tablet, PC) alle aziende compiacenti. In cambio, non ricevevano (solo) mazzette in contanti, ma accumulavano dei veri e propri "tesoretti".
Questi fondi neri venivano poi convertiti in beni di consumo per uso strettamente personale: smartphone di ultima generazione, smart TV e regali per i familiari. Secondo i magistrati, la "causa personalistica prevaleva su quella pubblicistica", trasformando l'incarico pubblico in uno strumento di arricchimento privato, anche a fronte di atti amministrativi che, in apparenza, sembravano regolari.
I protagonisti del sistema
Al vertice della piramide, gli inquirenti individuano la figura di Giancarlo Fimiani, AD di R-Store, descritto come il deus ex machina capace di sfruttare relazioni e conoscenze per accaparrarsi gare d'appalto milionarie, come quella dell'I.T.S. "Mia Moda Campania". Ad affiancarlo, Mario Piacenti, coordinatore di un team di referenti incaricati di "agganciare" gli istituti e mantenere i contatti con i dipendenti sul territorio.
Tra gli indagati figurano nomi di spicco della ricerca e della didattica campana:
L'inchiesta mette a nudo la vulnerabilità dei fondi europei (spesso legati ai progetti PNRR e allo sviluppo digitale) di fronte a reti clientelari consolidate. Mentre le scuole lottano per offrire strumenti moderni agli studenti, una parte del sistema drenava risorse per trasformarle in beni di lusso personali.