Condannato a sette anni, l’avvocato: «È innocente, il vero responsabile è il fratello»

La difesa punta sui tabulati telefonici e sulla confessione del fratello: «Quel giorno era sul luogo dei fatti, mentre il mio assistito si trovava a casa»

15 settembre 2026 16:33
Condannato a sette anni, l’avvocato: «È innocente, il vero responsabile è il fratello» -
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È stato condannato a sette anni di reclusione, ma secondo il suo difensore sarebbe innocente e avrebbe pagato per un reato commesso dal fratello. È la tesi sostenuta dall’avvocato Sergio Pisani, che chiede un intervento urgente del ministro della Giustizia per quella che definisce «una grave ingiustizia».

Al centro della vicenda c’è una presunta rapina che, secondo quanto ricostruito dalla difesa, sarebbe in realtà maturata al termine di un appuntamento organizzato attraverso Grindr, piattaforma di incontri. Il giovane condannato, incensurato e affetto da gravi problemi di salute, quel giorno – sostiene il legale – si trovava a casa, allettato.

«Il vero responsabile è il fratello – afferma l’avvocato Pisani – che ha ammesso di aver incontrato quel giorno il denunciante dopo un appuntamento su Grindr».

A sostegno della propria ricostruzione, la difesa richiama anche i tabulati telefonici e i dati relativi alle celle telefoniche agganciate dal cellulare del fratello. Secondo Pisani, tali elementi collocherebbero il telefono del familiare proprio nella zona in cui sarebbe avvenuto il fatto.

«I tabulati telefonici e le celle geografiche dimostrano la presenza sul luogo del vero colpevole», sostiene il legale, secondo cui gli elementi emersi non sarebbero stati adeguatamente valorizzati nel procedimento che ha portato alla condanna.

La vicenda sarebbe inoltre caratterizzata, sempre secondo la difesa, da alcune dichiarazioni inizialmente rese dal denunciante e successivamente modificate. L’uomo avrebbe infatti ammesso che l'incontro non era stato casuale, ma era stato preceduto da un appuntamento e da un accordo relativo a una prestazione sessuale.

Per l’avvocato Pisani, dunque, ci sarebbero elementi che metterebbero in discussione la responsabilità del giovane condannato e che renderebbero necessario un riesame della vicenda.

«Chiedo l’immediato intervento del ministro della Giustizia – conclude Pisani – al quale agli inizi di agosto avevo già segnalato la gravità della vicenda. Lo attendo nel mio studio. Non consentirò che questa grave ingiustizia, degna di una serie su Netflix, provochi ulteriori danni».

La difesa annuncia quindi battaglia per ottenere una revisione della vicenda giudiziaria e fare emergere, secondo la propria ricostruzione, la responsabilità di chi avrebbe materialmente commesso il fatto.

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