Condannato a 12 anni: il Tribunale riconosce il superamento della pericolosità sociale
Decisivo il percorso trattamentale positivo e l’assenza di violazioni dopo la scarcerazione: accolte le argomentazioni difensive dell’avv. Michele Ciruolo.
Il Tribunale di Catania, Sezione Misure di Prevenzione, con provvedimento del 7 ottobre 2026, ha disposto la revoca della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno per la durata di tre anni, nei confronti di Salvatore D.P., condannato a 12 anni di reclusione per associazione di stampo mafioso ed estorsione.
La decisione è giunta all’esito dell’attività difensiva dell’avvocato Michele Ciruolo, che aveva presentato un’apposita istanza chiedendo, in via principale, la declaratoria di inefficacia del verbale di ripristino della misura del 1° giugno 2026 e, in subordine, la revoca della stessa.
La difesa aveva evidenziato, in particolare, l’assenza di una preventiva verifica giudiziale circa l’attuale persistenza della pericolosità sociale, sottolineando al contempo il percorso trattamentale positivo intrapreso dall’assistito durante la detenzione.
A sostegno delle proprie argomentazioni, l’avvocato Ciruolo aveva richiamato anche l’ordinanza del Magistrato di Sorveglianza di Catania del 6 febbraio 2026, con la quale erano stati riconosciuti al detenuto 180 giorni di liberazione anticipata. Il beneficio era stato concesso in considerazione della condotta corretta e collaborativa mantenuta durante la detenzione e dell’assenza di rilievi disciplinari.
Nel procedere alla rivalutazione della posizione ai sensi dell’art. 14, comma 2-ter, il Tribunale ha rilevato che, dopo il ritorno in libertà, non erano emerse irregolarità né frequentazioni controindicate. Non erano state inoltre riscontrate violazioni nel periodo di temporanea esecuzione della misura.
Alla luce degli elementi esaminati, il Tribunale ha dunque ritenuto superata, allo stato, la pericolosità sociale del soggetto, disponendo la revoca della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e delle relative prescrizioni.
Il provvedimento valorizza così l’importanza di una valutazione aggiornata e concreta della pericolosità sociale, fondata non soltanto sui precedenti giudiziari, ma anche sulla condotta successiva e sugli elementi emersi nel percorso detentivo e dopo il ritorno in libertà.