Circa 800 prestazioni entrano nei nuovi livelli essenziali di assistenza

Nuovi screening, cure e prestazioni entrano nei LEA. La sfida per la Campania è garantire accesso uniforme e tempi certi ai cittadini.

01 ottobre 2026 20:02
Circa 800 prestazioni entrano nei nuovi livelli essenziali di assistenza -
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Più screening, nuove prestazioni diagnostiche e terapeutiche, maggiori tutele per chi convive con malattie rare e croniche e nuovi strumenti per la prevenzione oncologica. È arrivato in Gazzetta Ufficiale l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), con circa 800 tra nuovi servizi, prestazioni e terapie, attraverso la modifica, la sostituzione e la revisione delle voci già previste dal Servizio sanitario nazionale.

Un provvedimento atteso da anni e che, nelle parole del ministro della Salute Orazio Schillaci, dovrebbe contribuire a ridurre le differenze territoriali e a rendere il SSN più vicino all'evoluzione della medicina. «L'obiettivo – ha spiegato il ministro – è garantire a tutti gli italiani, ovunque risiedano, l'accesso a prestazioni e servizi innovativi perché non ci siano una sanità di serie A e una di serie B».

Che cosa cambia

Tra le novità c'è l'ampliamento dello screening neonatale, con l'estensione a ulteriori patologie metaboliche e rare e l'inserimento dello screening per l'atrofia muscolare spinale (SMA) sull'intero territorio nazionale. Entrano inoltre nei LEA nuovi test prenatali non invasivi e prestazioni aggiuntive per il controllo della gravidanza fisiologica.

Sul fronte oncologico vengono introdotte prestazioni finalizzate a una caratterizzazione più precisa del tumore della mammella, per consentire una scelta terapeutica più mirata. Previsto anche un programma nazionale di screening e sorveglianza per le varianti patogenetiche dei geni BRCA1 e BRCA2, associate a un aumento del rischio di tumore della mammella e dell'ovaio.

Per le malattie croniche e rare vengono inserite nuove patologie e nuove prestazioni in esenzione, mentre vengono aggiornate le descrizioni di alcune condizioni già presenti negli elenchi. Anche la specialistica ambulatoriale viene rivista: entrano prestazioni più moderne e vengono eliminate quelle considerate obsolete.

Una lunga attesa

Il precedente aggiornamento complessivo dei LEA risaliva al 2017, ma la sua piena applicazione è arrivata soltanto nel 2024, con lo sblocco del cosiddetto decreto tariffe. Il quadro precedente era ancora quello definito dal DPCM del 2001.

Per il nuovo aggiornamento è previsto uno stanziamento di 200 milioni di euro l'anno. La cifra è collegata alle risorse destinate all'aggiornamento dei LEA, previste dalla legislazione nazionale.

Il ministro Schillaci ha sottolineato anche la necessità di procedere più rapidamente in futuro, affinché l'innovazione sanitaria non rimanga per anni fuori dal perimetro delle prestazioni garantite dal SSN. L'eliminazione delle prestazioni obsolete, secondo il ministero, dovrebbe inoltre contribuire alla sostenibilità del sistema.

E in Campania?

Per la Campania l'aggiornamento assume un significato particolare. La regione è tra quelle che, secondo il monitoraggio ministeriale sui dati 2024, risultano adempienti nelle tre macro-aree dei LEA: prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Ma i numeri mostrano anche margini di miglioramento significativi.

Il punto più delicato resta la prevenzione. Secondo i dati ministeriali relativi al 2024, la Campania ha raggiunto un punteggio di 61 nella relativa macro-area, appena sopra la soglia di 60. Nell'assistenza distrettuale il punteggio è invece arrivato a 80, mentre nell'area ospedaliera la regione è rimasta sopra la soglia di adempienza nonostante una contrazione rispetto all'anno precedente.

È proprio sulla prevenzione che l'estensione dei nuovi LEA potrebbe avere un impatto rilevante: screening, diagnosi precoce e presa in carico tempestiva diventano infatti sempre più centrali nel nuovo paniere nazionale.

E la Campania si presenta a questo appuntamento con esperienze già attive nel campo della diagnosi precoce. Proprio oggi, ad esempio, è stato annunciato un progetto pilota del CEINGE di Napoli per lo screening neonatale della leucodistrofia metacromatica. Il test, attualmente non incluso nei LEA, viene effettuato utilizzando le stesse gocce di sangue raccolte per lo screening neonatale ordinario.

Il progetto si inserisce in una rete regionale che già effettua lo screening sui neonati campani per le 48 patologie previste dalla legge 167/2016 e inserite nei LEA del 2017.

Il nodo resta l'uniformità

L'aggiornamento dei LEA stabilisce ciò che il SSN deve garantire, ma la pubblicazione delle nuove prestazioni non significa automaticamente che ogni cittadino possa usufruirne nello stesso modo e con gli stessi tempi.

È questo uno dei nodi evidenziati anche dal presidente Fiaso Giuseppe Quintavalle, secondo il quale la sfida successiva alla pubblicazione consiste nel trasformare le nuove opportunità in un'assistenza concretamente accessibile in tutto il Paese, riducendo le differenze tra territori.

Il tema è particolarmente importante per il Mezzogiorno. Un'indagine parlamentare sull'attuazione dei LEA ha evidenziato la persistenza di differenze territoriali nella qualità, nella quantità e nell'efficienza dei servizi sanitari.

Per la Campania, dunque, la partita dei nuovi LEA si giocherà su due fronti: l'ampliamento delle prestazioni garantite e la capacità concreta del sistema regionale di renderle disponibili ai cittadini.

Perché tra un nuovo esame inserito nell'elenco nazionale e una prestazione realmente ottenibile in un ospedale o in un distretto sanitario passa la parte più importante della riforma: quella che trasforma sulla carta un diritto in una cura effettivamente accessibile.

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