Ciambriello ad Airola: "Sui minori la risposta non può essere il carcere"
Visita del Garante e del Partito ORA al carcere minorile beneventano: denunciate carenze di organico e criticata la nuova legge sull'imputabilità.
Oggi una delegazione del Partito ORA, guidata dal Garante regionale Samuele Ciambriello e accresciuta dalla presenza del Comandante Antonio Sgambato, si è recata in visita all'Istituto Penitenziario Minorile di Airola per verificare le condizioni di vita e le attività educative dei 20 ragazzi attualmente ristretti nella struttura beneventana.
Nonostante i cantieri di ristrutturazione ancora aperti impongano ai giovani una temporanea restrizione degli spazi vivibili, i locali disponibili risultano ben organizzati per consentire le lezioni scolastiche, il calcetto e i laboratori musicali. La delegazione ha potuto assistere in diretta alla composizione di un brano rap scritto dagli stessi ragazzi, condiviso durante un momento informale culminato nel pranzo insieme, arricchito dai tradizionali dolci napoletani "fiocchi di neve" offerti ai giovani ospiti.
Sullo sfondo della giornata restano tuttavia aperte gravi carenze strutturali che penalizzano il percorso di reinserimento sociale e il sostegno psicologico. Il Garante ha evidenziato con forza la netta sproporzione tra la presenza di soli quattro educatori e un'unica psicologa ASL per venti ragazzi, sottolineando con forte preoccupazione il mancato invio degli esperti previsti dall'articolo 80, figure che fino all'anno scorso risultavano invece fondamentali per l'osservazione e l'inquadramento pedagogico dei detenuti.
A margine dell'ispezione, Ciambriello ha riservato una dura presa di posizione contro il recente provvedimento del Consiglio dei ministri che punta a modificare l'articolo 98 del codice penale introducendo la presunzione di imputabilità per gli ultraquattordicenni. Secondo il Garante campano, equiparare l'imputabilità degli adolescenti a quella degli adulti rappresenta una scelta incostituzionale che rischia di aumentare unicamente la popolazione carceraria senza affrontare le reali radici del disagio giovanile.