Christian, ucciso a 6 giorni: "Volevano cremarlo subito"
Non è stato un malore: Christian era sano, a ucciderlo a soli sei giorni è stato un catetere nel cuore. Indagati 12 sanitari
Aveva solo sei giorni di vita e un intero futuro davanti. Invece, Christian si è spento all'1:45 del 10 dicembre 2024, nel reparto di terapia intensiva neonatale dell'ospedale Monaldi di Napoli. Una morte che oggi, a distanza di oltre un anno, grida giustizia e si intreccia nel dolore con altre tragedie simili, come quella del piccolo Domenico, vittima di un trapianto di cuore fallito nello stesso nosocomio.
Un'insistenza sospetta
A rompere il silenzio è Marco, il padre di Christian. Il suo racconto parte da quella notte drammatica in cui il direttore del reparto comunicò il decesso per un presunto arresto cardiaco. Ma è ciò che accadde subito dopo a far scattare un campanello d'allarme nei genitori, nonostante lo shock:
"Eravamo ancora in lacrime quando ci fu consigliato di cremarlo", ricorda Marco. "Avevano già pronta la documentazione. Da quell'insistenza capimmo che qualcosa non tornava".
Quella lucidità nel rifiutare la cremazione e richiedere l'autopsia ha permesso di aprire un'inchiesta che oggi vede 12 sanitari indagati (tra medici e infermieri) per responsabilità colposa in ambito sanitario.
La perizia: "Il neonato era sano"
I risultati della consulenza tecnica disposta dalla Procura sono stati determinanti. Secondo i periti, Christian, sebbene nato prematuro e sottopeso, "era sano". La causa del decesso non sarebbe stata una complicanza naturale, ma un errore procedurale fatale:
La causa: Una perforazione cardiaca.
La dinamica: La dislocazione del catetere utilizzato per l'alimentazione parenterale.
L'esito: La fuoriuscita del liquido nel sacco pericardico ha causato un'insufficienza cardio-respiratoria irreversibile.
I consulenti sono stati netti: la condotta del personale non fu conforme alle buone pratiche clinico-assistenziali.
Verso il processo
Mentre Denise, la mamma di Christian, chiede che la giustizia le restituisca "la verità su una vita spezzata", l'iter giudiziario si avvicina a un bivio cruciale. A marzo, il Gup (Giudice dell'udienza preliminare) dovrà decidere se procedere con il rinvio a giudizio per 11 dei 12 sanitari coinvolti.
La storia di Christian e quella di Domenico restano ferite aperte per la sanità campana, con le famiglie unite in un unico, straziante dolore: quello di chi ha perso un figlio in un luogo dove avrebbe dovuto essere soltanto curato e protetto.