Cervinara, Politica tra zerbini e stipendi: il rifiuto di chi vuole il bene comune
L'amaro sfogo di chi ha competenze ma non accetta i giochi di famiglia e il dilettantismo di amministratori che pensano solo alla propria tasca.
Una comunità smette di crescere e inizia a decomporsi, quando la politica smette di essere visione e diventa ammortizzatore sociale per i mediocri.
Le riflessioni amare di una persona che avrebbe ancora moltissimo da dare al proprio paese, ma che decide di fare un passo indietro, sono una secchiata d’acqua gelida su una realtà che preferisce far finta di non vedere. Non è un ritiro per stanchezza, ma un rifiuto etico verso un sistema che ha smarrito la sua funzione.
Il Teatrino della Vanità e degli "Zerbini"
Il quadro descritto è desolante: un microcosmo dove la massima ambizione non è il bene comune, ma la celebrazione del proprio ego. La politica locale si è ridotta a una fiera delle vanità di provincia, dove il "potente" di turno misura il proprio valore dal numero di zerbini che lo circondano. Persone pronte a tutto pur di compiacere, alimentando un cortocircuito di adulazione che soffoca ogni spirito critico e ogni progetto serio.
"Non è più tempo di vivacchiare," è il monito. E ha ragione: in un mondo che corre, vivacchiare significa condannare il proprio territorio all'irrilevanza.
La Politica come "Sostentamento" Famigliare
L'attacco più feroce è rivolto a quelle dinamiche che vedono nel Comune non un luogo di servizio, ma una mangiatoia. È la strategia del "piazzamento" dove si cerca di assicurarsi lo "stipendiuccio" da assessore e garantire un'entrata sicura alla famiglia.
Siamo di fronte a un paradosso tragico: Chi ha capacità e visione resta fuori, perché non accetta di mercanteggiare la propria dignità. Chi non ha arte né parte siede in giunta, felice della propria indennità, senza rendersi conto di essere solo un paravento per interessi altrui.
I Pupazzi e i Burattinai: La Cecità del Potere
C’è un passaggio lucido in questa analisi: l’incapacità di questi amministratori "per caso" di accorgersi di chi gestisce davvero i fili. Mentre i pupilli delle famiglie si godono la piccola ribalta cittadina, i veri centri di potere decidono il futuro del territorio sopra le loro teste.
Questi amministratori si occupano del quotidiano insignificante, mentre restano ciechi di fronte alle grandi scelte strategiche. Sono comparse che si credono protagonisti, mentre il paese perde opportunità irripetibili.
Un Bivio non più Rimandabile
Non ce lo possiamo più permettere. Se chi "tira per sé" continua a pesare più di chi "tira per il paese", la fine è già scritta.
Il rifiuto di una personalità che potrebbe dare un contributo fondamentale è un segnale d'allarme rosso: la politica locale sta bruciando i ponti con l'unica risorsa che potrebbe salvarla: l'impegno disinteressato e competente. Se l'amministrazione resta un modo per "passare il tempo" o "sistemare la famiglia", il paese è destinato a restare un guscio vuoto, guidato da chi non sa nemmeno dove sta andando.
"Il mio non è un disimpegno per pigrizia, ma per rispetto verso la dignità della politica e del mio paese. Non si può costruire nulla con chi vede nell'amministrazione pubblica solo un modo per sbarcare il lunario o per alimentare la propria vanità. Spero che queste mie parole servano a scuotere qualche coscienza, prima che il silenzio diventi l'ultima tomba di questa comunità."
Una considerazione ad alta voce