Cervinara, Caterina Lengua: «La memoria del terremoto sia una bussola amministrativa»
La capogruppo consiliare solleva dubbi sulla scelta di destinare una parte significativa delle risorse della ricostruzione alla realizzazione di un giardino poetico: «Quelle risorse sono nate dal dolore e dalle macerie del 1980»
Un giardino poetico può rappresentare un'opera di valore per una comunità, ma la scelta di finanziarlo con una parte consistente dei fondi ex Legge 219 apre, secondo Caterina Lengua, capogruppo consiliare a Cervinara, una questione che va oltre la legittimità formale della spesa e investe il significato originario di quelle risorse.
È questo il nucleo della riflessione affidata da Lengua a un post, nel quale l'ex sindaco di Cervinara esprime perplessità sulla destinazione di una quota rilevante dei fondi legati alla ricostruzione post terremoto del 1980 alla realizzazione di un giardino poetico.
Una critica che chiama in causa non soltanto le priorità amministrative, ma anche la responsabilità morale di chi è chiamato a rappresentare la comunità e a compiere scelte che riguardano risorse nate in un contesto di dolore e devastazione.
«Quelle risorse sono nate dal dolore e dalle macerie»
Nel suo intervento, Caterina Lengua richiama il senso originario dei fondi della ricostruzione, sottolineando come siano stati concepiti per rispondere alle conseguenze di una tragedia che ha segnato profondamente il territorio e la vita di migliaia di famiglie.
«Quelle risorse sono nate dal dolore, dalle macerie e dalla necessità viscerale di ridare un tetto, una dignità e un futuro alle comunità devastate dal terremoto del 1980», scrive.
Da qui nasce il suo interrogativo sulla coerenza tra la finalità originaria di quei finanziamenti e la scelta di destinarne una parte significativa a un intervento che definisce «puramente decorativo» e distante dalla ferita originaria.
Il punto sollevato dall'ex sindaco non riguarda, dunque, soltanto la natura dell'opera, ma soprattutto l'opportunità di utilizzare risorse legate alla ricostruzione per un progetto che, a suo giudizio, rischia di allontanarsi dalle ragioni storiche e umane che ne hanno motivato l'esistenza.
Il peso della memoria e la responsabilità delle nuove generazioni
Un altro passaggio centrale della riflessione riguarda il rapporto tra le generazioni e la memoria del terremoto del 23 novembre 1980.
Lengua osserva che alcuni degli attuali consiglieri comunali, per ragioni anagrafiche, non hanno vissuto direttamente quei momenti e non possono conservarne un ricordo personale. Una condizione che, secondo la capogruppo, non può tuttavia tradursi in una minore attenzione verso la portata della tragedia.
La memoria, sottolinea, non può essere affidata esclusivamente a chi ha vissuto in prima persona il terremoto. Deve diventare patrimonio condiviso, conoscenza e responsabilità anche per chi è nato successivamente.
«Fare memoria di quella immane tragedia è un dovere morale che impegna tutte le generazioni, tanto più se si rappresenta la propria comunità», afferma.
Un richiamo che investe direttamente il ruolo degli amministratori locali, chiamati non soltanto a conoscere la storia del territorio, ma anche a tenerne conto nelle decisioni che riguardano il presente e il futuro della collettività.
Non solo legittimità, ma anche opportunità della spesa
Nel suo ragionamento, la capogruppo consiliare pone una distinzione precisa tra la legittimità formale di un intervento e la sua opportunità sostanziale.
Chi ricopre incarichi di governo locale, sostiene, non dovrebbe limitarsi a verificare che una decisione sia formalmente ammissibile, ma dovrebbe interrogarsi anche sulla sua coerenza con i bisogni effettivi dei cittadini e con la finalità delle risorse impiegate.
«Rispondere ai bisogni reali della cittadinanza e rispettare l'origine di quelle risorse è il cuore dell'Etica pubblica», scrive Lengua.
È su questo terreno che si colloca la sua contestazione: una riflessione sulle priorità della spesa pubblica e sul dovere di considerare, accanto agli aspetti tecnici e amministrativi, anche il valore storico e simbolico delle risorse disponibili.
«La memoria non è un esercizio retorico»
Il messaggio si chiude con un richiamo che riassume il senso dell'intervento: il trascorrere del tempo non attenua la responsabilità delle istituzioni nei confronti di una tragedia che ha lasciato segni profondi nella storia del territorio.
«Non aver vissuto la notte del 23 novembre 1980 non esime chi oggi amministra dal dovere dello studio, dell'impatto emotivo e del rispetto per chi da quella tragedia ha subito perdite irreparabili», afferma la capogruppo.
E conclude con una frase destinata a sintetizzare la sua posizione: «La memoria non è un esercizio retorico, ma una bussola amministrativa».
Una presa di posizione che riporta al centro del dibattito pubblico a Cervinara il rapporto tra investimenti, priorità della comunità e rispetto della storia. La questione sollevata da Lengua è, in definitiva, quella del significato da attribuire oggi alle risorse della ricostruzione e della responsabilità con cui le istituzioni sono chiamate a utilizzarle.