Cervinara, Campus e Demolizioni: il Silenzio che Offende

Campus e abbattimenti: perché il Comune e l'ex sindaco Lengua tacciono? Cervinara naviga a vista e i cittadini chiedono chiarezza.

A cura di Redazione
25 febbraio 2026 12:48
Cervinara, Campus e Demolizioni: il Silenzio che Offende -
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La questione dell’edilizia scolastica a Cervinara si tinge di contorni paradossali. Se da un lato l'idea di un moderno Campus in via Campo Sega raccoglie consensi come segno di innovazione, dall'altro esplode il caso dei plessi di Joffredo-Castello e Santa Maria della Valle.

Le pesanti accuse lanciate da Filuccio Tangredi non mirano a bloccare il futuro, ma a impedire quello che viene definito un "delitto urbanistico e sociale": l'abbattimento di edifici esistenti che potrebbero essere salvati e rifunzionalizzati. In tutto questo non si comprende il silenzio del Commissario Prefettizio su questa vicenda e sulla ricostruzione della Scuola Media di Via Renazzo. Altrettanto lascia perplessi il silenzio dell'ex sindaco Lengua che dovrebbe visto il silenzio istituzionale fare chiarezza sulla vicenda Campus visto che è un atto della sua amministrazione.

La Politica del "Fatto Compiuto"

Questa vicenda non è che l'ennesimo capitolo di un libro già scritto. Ciò che emerge con prepotenza dal caso del Campus e dal destino dei plessi di Joffredo-Castello e Santa Maria della Valle è la conferma di un metodo amministrativo che da anni sembra dominare a Cervinara: si naviga a vista.

Manca una visione d'insieme, un'idea di paese che vada oltre il singolo finanziamento da intercettare o la singola opera da appaltare. Si demolisce senza pensare al riuso, si costruisce senza valutare l'impatto sociale a lungo termine sulle frazioni, che rischiano di diventare dormitori privi di servizi essenziali.

Il Valore Zero dei Cittadini

Ma l'aspetto più amaro è la totale assenza di partecipazione. Ancora una volta, il pensiero e le esigenze dei cittadini sembrano valere zero. Nessuno tra i banchi del Comune, né tra chi ha guidato i processi decisionali ha avvertito il dovere morale e politico di interpellare i residenti, di ascoltare chi quelle scuole le vive e le sente come proprie.

Le decisioni calate dall'alto, protette da un muro di silenzio, non sono segno di forza, ma di una distanza siderale tra il "Palazzo" e la strada. Cervinara non ha bisogno di comandanti che navigano al buio, ma di amministratori che abbiano il coraggio di guardare in faccia i cittadini e spiegare perché si preferisce il piccone al recupero.

La chiarezza non è più rimandabile: il tempo dei silenzi deve finire ora. Il Comune ha il dovere di uscire allo scoperto e di fare chiarezza su questa vicenda.

N.B. immagine è generata con AI

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