Caso Ranucci, confessione di Lavitola: il conduttore potrebbe essere sentito dai pm

Dopo l'ammissione dell'ex editore sull'attentato di ottobre, la Procura di Roma analizza i device e valuta l'audizione del giornalista a settembre.

13 agosto 2026 15:53
Caso Ranucci, confessione di Lavitola: il conduttore potrebbe essere sentito dai pm -
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L'inchiesta sull'attentato dello scorso ottobre contro Sigfrido Ranucci registra uno snodo decisivo che proietta l'attività investigativa verso nuove e delicate verifiche. Dopo la svolta arrivata durante l'interrogatorio di garanzia nel carcere di Rebibbia, nel quale Valter Lavitola ha ammesso di essere stato il mandante dell'azione delittuosa, gli inquirenti della Procura di Roma sono ora al lavoro sul materiale informatico sequestrato all'imprenditore. L'atto istruttorio si renderebbe necessario alla luce degli sviluppi investigativi, a cominciare dalla confessione fatta ieri dall'imprenditore che davanti al gip, nell'ambito dell'interrogatorio di garanzia, ha confessato di essere stato lui il mandante dell'attentato dell'ottobre scorso e di averlo compiuto con l'obiettivo "di fare alzare i livelli di scorta di Ranucci oggetto di numerose minacce". Una giustificazione che il legale del giornalista ha definito sbalorditiva, ricordando come il conduttore di Report fosse già da anni protetto da una scorta confermata per la concretezza delle minacce ricevute.

Al termine dell'analisi del cellulare e del pc di Valter Lavitola, gli inquirenti della procura di Roma potrebbero convocare Sigfrido Ranucci per ascoltarlo come persona informata sui fatti. L'attività tecnica sui device, in base a quanto si apprende, durerà alcune settimane e al momento quindi una eventuale audizione del conduttore di Report potrebbe essere calendarizzata non prima di settembre. Gli accertamenti sui supporti digitali mirano a ricostruire l'intera rete di contatti, le chat e i flussi di comunicazione intercorsi, al fine di riscontrare la veridicità di quanto affermato dall'ex editore e definire i contorni di un impianto accusatorio a cui i pm contestano anche l'aggravante del metodo mafioso.

Intanto oggi gli avvocati della banda hanno incontrato i loro assistiti in carcere. I quattro potrebbero chiedere a breve di essere nuovamente ascoltati dai titolari dell'indagine per chiarire la propria posizione ed eventualmente integrare le dichiarazioni rese. Nel frattempo, la Procura capitolina tiene sotto controllo anche la posizione del factotum Gomes Clesio Tavares, ritenuto l'intermediario con il gruppo di fuoco e attualmente localizzato all'estero, per il quale sono pronte le procedure di estradizione. Il quadro che ne emerge delineerà nelle prossime settimane, attraverso l'incrocio dei dati tecnici e delle deposizioni, l'esatto perimetro di un'intricata vicenda giudiziaria che continua a far discutere l'opinione pubblica.

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