Caso Domenico, la mamma: «Voglio verità»
«La cosa che mi ha fatto più male è aver perso mio figlio». Sette indagati al Monaldi: la famiglia chiede l'accusa di omicidio volontario.
Mentre l’inchiesta sul decesso del piccolo Domenico entra in una fase cruciale, tra nuovi indagati e istanze di inasprimento delle accuse, a rompere il silenzio è Patrizia Mercolino, la madre del bambino morto sabato scorso a seguito di un trapianto di cuore fallito. Le sue parole, cariche di dignità e dolore, tracciano la linea di confine tra la cronaca giudiziaria e la tragedia umana.
«La verità prima di tutto»
«È arrivato il momento della giustizia. Chiedo e voglio la verità, solo e assolutamente», ha dichiarato la donna prima di recarsi dal notaio per un atto che trasforma il lutto in speranza: la nascita di una Fondazione intitolata a Domenico.
Nonostante la gravità del momento, Patrizia Mercolino ha scelto di non scagliarsi direttamente contro la struttura ospedaliera, affidandosi al lavoro degli inquirenti: «Scopriremo tutto, ora non ho niente da dire perché so che le autorità faranno il loro lavoro. La cosa che mi ha fatto più male è stata perdere mio figlio. Al Monaldi oggi non voglio dire niente: penso che tutto quello che c'è fuori dall'ospedale parli da sé».
L'inchiesta: sette indagati e il nodo dell'incidente probatorio
Sul fronte legale, la Procura di Napoli sta stringendo il cerchio. Il numero degli indagati è salito a sette, con l'iscrizione nel registro di una dirigente medico del Monaldi. L'ipotesi di reato formulata dagli inquirenti è quella di omicidio colposo in concorso.
La Procura ha inoltre inoltrato una richiesta di incidente probatorio, su cui il GIP dovrà esprimersi nei prossimi giorni. L’obiettivo è cristallizzare le prove attraverso una perizia tecnica che dovrà chiarire:
La corretta applicazione delle linee guida su prelievo, trasporto e trapianto.
Le condizioni dell'organo cardiaco prima dell'intervento.
La congruità dei tempi di arrivo dell'equipe di espianto in sala operatoria.
La richiesta shock: «È omicidio volontario»
La difesa della famiglia, rappresentata dall'avvocato Francesco Petruzzi, ha però chiesto un cambio di passo radicale. Il legale ha depositato un’integrazione chiedendo di riqualificare il reato in omicidio volontario con dolo eventuale e l'applicazione di misure cautelari. Secondo Petruzzi, il perimetro delle indagini va allargato per verificare se ci siano state condotte che andassero oltre la semplice colpa medica, accettando consapevolmente il rischio dell'evento fatale.
Il prossimo passo: Si attende la decisione del GIP sulla richiesta di incidente probatorio, che darà ufficialmente il via alle perizie tecniche sul cuore del piccolo Domenico e sulle procedure seguite dall'equipe medica il 23 dicembre scorso.