Caso Dogaia, l’avvocato Vittorio Fucci: «Se vere, parole incomprensibili»

Il legale dell’agente indagato per tentato omicidio replica alle indiscrezioni sulla testimonianza del collega ferito. Intanto emergono i dettagli sul passato del ferito.

20 agosto 2026 16:08
Caso Dogaia, l’avvocato Vittorio Fucci: «Se vere, parole incomprensibili» -
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«Se fosse vero... sarebbe la fine del mondo. Sarebbe incomprensibile. Aspetto gli atti, anche perché il mio assistito ancora non è stato interrogato. Nel frattempo resto scettico su questa frase: parliamo dello stesso agente che gridava al collega "Aiuto, aiuto!" con una mano fratturata durante la colluttazione col pregiudicato. È come dire di "aver fatto male" a difendere un collega di lavoro che stava subendo un’aggressione». È con queste parole che l’avvocato Vittorio Luigi Fucci rompe il silenzio, replicando con fermezza alle ultime indiscrezioni trapelate sull’inchiesta relativa ai fatti della Dogaia.

Al centro del caso vi è la drammatica sequenza di eventi iniziata con il lancio di sostanze stupefacenti all'interno della struttura, proseguita poi con l'arresto e culminata nel caos esploso in ospedale. Stando a quanto emerso, l’agente rimasto ferito con la mano fratturata sarebbe già stato ascoltato dagli inquirenti. In quella sede avrebbe preso nettamente le distanze dal comportamento del collega attualmente indagato per tentato omicidio, pronunciando un’affermazione perentoria: «Io non avrei mai sparato».

Un’attestazione che la difesa reputa del tutto illogica di fronte alla dinamica dell'aggressione subita e alla richiesta di soccorso lanciata durante la colluttazione. Per fare piena luce su quanto accaduto, gli accertamenti sui filmati acquisiti e sugli altri elementi raccolti saranno decisivi per ricostruire con esattezza il quadro della vicenda, così come risulteranno fondamentali i prossimi interrogatori e le deposizioni dei testimoni.

Parallelamente, la Procura dovrà valutare la possibile applicazione dello «scudo penale» fortemente voluto da Palazzo Chigi. La norma, espressamente invocata dal legale dell’indagato Vittorio Luigi Fucci e prevista dal recente decreto sicurezza, si rivolge agli operatori delle forze dell’ordine impegnati in attività di servizio, qualora ricorrano le condizioni stabilite dalla legge e venga riconosciuta una causa di giustificazione.

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