Caso Cardarelli: i primari rompono il silenzio contro i processi social

I direttori di dipartimento esprimono cordoglio alla famiglia della ragazza deceduta, ma chiedono di fermare le speculazioni mediatiche.

07 luglio 2026 16:37
Notizia verificata · Fonte: Redazione · Vedi fonti
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Il decesso di una giovane paziente dopo un delicato intervento chirurgico ha acceso i riflettori dei media e del web sull'ospedale "A. Cardarelli" di Napoli, spingendo i direttori di dipartimento dell'azienda sanitaria a firmare una lettera aperta per fare chiarezza. Nella nota diffusa nelle ultime ore, i medici Carmine Antropoli, Massimo Costa, Umberto Esposito, Ciro Mauro, Mario Muto, Claudio Schonauer, Romolo Villani e Lina Zuccatosta si uniscono al dolore dei familiari e rivendicano la necessità di accertare la verità nelle sedi competenti. L'obiettivo dei primari è tutelare l'operato della struttura di fronte a un'ondata di giudizi sommari che rischia di compromettere il rapporto di fiducia tra la sanità pubblica e i cittadini.

I vertici dei dipartimenti esprimono profonda preoccupazione per la trasformazione di una vicenda clinica ancora tutta da verificare in un verdetto emotivo già emesso sulle piazze virtuali dei social network. Questo modo di procedere, alimentato da informazioni parziali diffuse da chi spesso non possiede le competenze scientifiche necessarie, viene giudicato dai firmatari come un fenomeno estremamente dannoso sia per i professionisti della salute sia per la collettività stessa. La medicina, ricordano i medici, non è una scienza esatta e l'evento avverso purtroppo è statisticamente possibile anche quando ogni singola procedura viene eseguita correttamente, senza che questo si traduca in automatico in un errore dei sanitari.

I dati sulle attività dell'ospedale napoletano descrivono d'altronde una realtà in prima linea nella gestione delle emergenze complesse, dei casi oncologici e delle patologie rare che spesso non trovano una risposta in altre strutture. Soltanto nell'ultimo anno le équipe del Cardarelli hanno effettuato circa trentamila procedure chirurgiche e gestito circa settantamila accessi al pronto soccorso, facendosi carico di una domanda di salute imponente e complessa. I camici bianchi non rifiutano affatto il controllo sul loro operato, che considerano anzi un diritto sacrosanto dei malati e dei loro cari, ma esigono che l'analisi tecnica venga svolta con il rigore, la competenza e i tempi previsti dall'ordinamento giuridico.

Il rischio più grande, secondo i firmatari della lettera, è che le speculazioni e i giudizi dettati dall'emotività finiscano per minare la credibilità dell'intero Servizio Sanitario Nazionale. Attaccare indiscriminatamente l'ospedale significa indebolire un sistema pubblico universalistico che garantisce quotidianamente le cure a chiunque ne abbia bisogno, a prescindere dalle possibilità economiche del singolo paziente. Per questo motivo la dirigenza medica del Cardarelli chiede rispetto per una professione difficile e delicata, invocando un dibattito che torni sui binari dell'equilibrio e della razionalità scientifica.

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Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

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Verificato il: 07 luglio 2026

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