Caregiver familiari, oggi la protesta a Roma contro il DDL Locatelli
Appuntamento oggi in piazza Santi Apostoli. Le famiglie chiedono tutele previdenziali, sostegni economici dignitosi, assistenza domiciliare e servizi di sollievo.
È in programma oggi, mercoledì 28 ottobre, in piazza Santi Apostoli, a Roma, la manifestazione contro il DDL Locatelli sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari. Al centro della mobilitazione, la richiesta di una legge capace di rispondere concretamente alle esigenze di chi assiste quotidianamente familiari con disabilità grave e gravissima, spesso rinunciando al lavoro, alla salute e a una parte significativa della propria vita personale.
A promuovere la protesta sono le famiglie che da anni chiedono il riconoscimento del ruolo del caregiver familiare, una figura fondamentale per migliaia di persone, ma che continua a fare i conti con difficoltà economiche, carenza di servizi e insufficienti garanzie per il futuro.
A dare voce alle preoccupazioni del territorio vesuviano è Antonio Piccolo, portavoce del Comitato Famiglie Costa del Vesuvio e vicepresidente dell'associazione Casa di Rosanna, che contesta l'impostazione del provvedimento e chiede interventi capaci di garantire diritti effettivi.
«Non si può accettare che, dopo anni di attese, sacrifici e battaglie, si continui a parlare di riconoscimento senza garantire diritti certi, tutele adeguate e risposte concrete», sottolinea Piccolo.
Il nodo del DDL: il riconoscimento deve tradursi in diritti
La preoccupazione delle famiglie riguarda soprattutto il rischio che il riconoscimento del caregiver resti prevalentemente formale e non si traduca in protezioni realmente accessibili. Secondo i promotori della mobilitazione, un sostegno economico subordinato a requisiti selettivi e limitazioni non sarebbe sufficiente a rispondere alla complessità delle situazioni familiari, soprattutto quando l'assistenza è continuativa e riguarda persone con bisogni elevati.
«Noi non accettiamo che il diritto alla cura e alla dignità venga ridotto a un sostegno economico condizionato da requisiti selettivi e limitazioni. Non si può accettare il rischio reale che tante famiglie restino escluse, che il valore del lavoro di cura venga riconosciuto solo in parte e che la responsabilità dell'assistenza continui a gravare quasi interamente sulle spalle delle famiglie», afferma Piccolo.
La richiesta è quella di una normativa che non si limiti a individuare chi possa essere considerato caregiver, ma stabilisca garanzie chiare, strumenti di protezione e risorse adeguate, tenendo conto delle diverse condizioni di assistenza.
Previdenza, lavoro e salute: le difficoltà quotidiane dei caregiver
Dietro la protesta ci sono problemi che molte famiglie affrontano ogni giorno. Assistere una persona con disabilità grave o gravissima può significare dedicare gran parte della giornata alla cura, gestire terapie e visite, organizzare gli spostamenti, affrontare procedure burocratiche e coordinare servizi spesso insufficienti.
Il peso dell'assistenza ricade frequentemente sui familiari, con conseguenze sulla possibilità di mantenere un'occupazione stabile, sulla sicurezza economica e sulla salute fisica e psicologica di chi presta cura. Per molti caregiver, inoltre, il tempo dedicato all'assistenza si traduce in contributi previdenziali ridotti o discontinui e nella difficoltà di costruire una prospettiva pensionistica adeguata.
A queste criticità si aggiungono la necessità di sostenere spese assistenziali, la difficoltà di trovare personale qualificato e la scarsità di occasioni per riposare o affidare temporaneamente il proprio familiare a servizi appropriati.
Per questo le famiglie chiedono tutele previdenziali, sostegni economici dignitosi, assistenza domiciliare adeguata, servizi di sollievo accessibili e misure che consentano di conciliare la cura con il lavoro e la vita personale.
Non lasciare sole le famiglie
Un altro punto centrale della manifestazione riguarda la responsabilità delle istituzioni. Secondo i promotori, l'assistenza alle persone con disabilità non può dipendere quasi esclusivamente dalla disponibilità, dalle risorse economiche e dalla resistenza dei singoli nuclei familiari.
Stato ed enti locali sono chiamati a garantire una rete di servizi pubblici efficace, capace di sostenere sia le persone assistite sia chi se ne prende cura. Ciò significa potenziare l'assistenza domiciliare, rendere concretamente fruibili i servizi di sollievo, assicurare continuità agli interventi e offrire alle famiglie punti di riferimento affidabili.
La questione, dunque, non riguarda soltanto un contributo economico o una definizione normativa. Riguarda il diritto delle persone con disabilità a ricevere assistenza adeguata e quello dei caregiver a non essere costretti a sacrificare completamente la propria salute, il proprio lavoro e la propria autonomia.