Cardinale Battaglia: una fede in cammino nelle periferie di Napoli
Nel messaggio per l'anno pastorale 2026/27 l'Arcivescovo invita ad abbattere i muri dell'indifferenza e a sconfiggere la camorra col bene organizzato.
La missione non è proselitismo, è lo stile autentico di chi ha incontrato una Bellezza travolgente e non può fare a meno di sporcarsi le scarpe nel fango delle periferie per portarla agli altri. Essere in missione significa abitare le strade con coraggio, abbandonando una volta per tutte la tentazione di rifugiarsi all'interno dei soliti recinti protettivi. La nostra proposta di fede deve avere la forza di trasformarsi in aria fresca che entra con dirompente naturalezza nelle case, capace di parlare il linguaggio vivo della quotidianità e non quello rigido e sterile delle certezze incrollabili. Dobbiamo essere cristiani capaci di sostare con pazienza e umiltà sulle soglie, pronti a trasformare ogni singolo incontro in un'autentica occasione di risurrezione. La missione è l'apertura incondizionata verso l'Altro e verso gli altri, un movimento costante vissuto con braccia allargate pronte ad accogliere chiunque, con gambe forti per mettersi in cammino senza esitazioni e con cuori grandi capaci di avere a cuore il destino di tutti. La vera mistica della missione risiede proprio nella capacità di uscire dai nostri recinti sacri per andare a cercare le tracce di Dio laddove nessuno penserebbe mai di trovarle, mentre la sua carica profetica ci impone di abbattere definitivamente i muri soffocanti delle nostre autoreferenzialità.
È questo il cuore pulsante del messaggio "Osiamo insieme: per generare e trasmettere la fede" firmato dall'Arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, in vista dell'apertura del nuovo anno pastorale 2026/2027. Il percorso della diocesi prenderà il via il prossimo 3 settembre alle ore 19 con una solenne celebrazione nella Chiesa Cattedrale, occasione speciale in cui si uniranno la Messa di ringraziamento per il X Anniversario di Episcopato di Don Mimmo e il conferimento del Mandato alle Equipes di Comunione Parrocchiali.
In questo appassionato richiamo alla comunità, il Cardinale rivolge un accorato invito a farsi concretamente vicini a chi spesso rimane del tutto invisibile agli occhi della società: a chi vive la dura realtà del carcere, a chi affronta la sofferenza della malattia o della disabilità, agli immigrati in cerca di un futuro e a chiunque sperimenti la solitudine come una spietata condanna, fino a raggiungere i poveri tutti e ogni forma di povertà, sia vecchia che nuova. Per compiere questa opera di prossimità non servono imponenti o complesse strutture, ma bastano cuori profondamente aperti e disponibili. È necessario imparare a sedersi con empatia accanto alle madri che cercano disperatamente un barlume di speranza tra le macerie della vita, impedendo con tutte le forze che i nostri fratelli vedano calpestata la propria infanzia o la propria dignità sotto i colpi spietati dell'indifferenza generale. Essere prossimi significa prendersi cura degli altri in ogni aspetto, compreso il modo in cui comunichiamo il Vangelo, educandoci sempre di più a un linguaggio disarmante e profondo, capace di spezzare le catene dell'odio per donare autentica libertà e pace.
Un pensiero particolarmente intenso ed esaustivo è rivolto ai ragazzi e alle nuove generazioni della città. Attraverso lo strumento fondamentale del Patto Educativo, l'obiettivo prioritario è quello di creare una rete capillare e coesa che sappia coinvolgere attivamente le scuole, le parrocchie e le istituzioni locali per formare coscienze autenticamente libere. Educare, in una realtà complessa come quella napoletana, significa contrastare apertamente la mentalità camorristica e la radicata cultura dell'illegalità contrapponendovi la forza del bene organizzato. Non si tratta semplicemente di trasmettere nozioni o concetti astratti, ma di generare reali processi di liberazione che permettano a ogni giovane sognatore di riappropriarsi della propria voce e gridare con orgoglio al mondo: "Io valgo". I bambini, i ragazzi e i giovani rappresentano il presente vivo della Diocesi e della Città di Napoli, e il loro futuro ci interroga direttamente, imponendoci di compiere scelte coraggiose e concrete affinché la speranza smetta di essere un astratto desiderio e diventi finalmente una strada percorribile.