Carceri e droga: l'appello del Garante Ciambriello per cura e riabilitazione
In Campania 2.125 detenuti tossicodipendenti: serve una rete tra istituzioni e più risorse sanitarie.
Il Garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello ha lanciato un forte appello alle istituzioni regionali, alle Asl e alla magistratura per potenziare la rete di cura delle tossicodipendenze dentro e fuori gli istituti di pena. I dati rivelano una drammatica emergenza: su circa 64.000 persone recluso in Italia, ben 21.000 soffrono di dipendenza da sostanze, mentre in Campania la cifra si attesta su 2.125 soggetti su un totale di 8.046 reclusi. La situazione appare particolarmente critica negli istituti napoletani di Poggioreale e Secondigliano, che ospitano rispettivamente 841 e 306 detenuti in questa condizione. Di fronte a questo scenario, la proposta centrale mira a superare la logica meramente punitiva per promuovere la salute e l'inserimento sociale.
La visione proposta dal Garante muove dal principio secondo cui la tossicodipendenza non elimina la responsabilità penale per i reati commessi, ma al contempo non può essere trattata semplicemente come una colpa da pagare esclusivamente attraverso il carcere. Per questa ragione risulta indispensabile assumere con urgenza nuovi medici, psicologi, psichiatri e assistenti sociali, fornendo al personale dei SerD le condizioni adeguate per operare con efficacia sia all'interno che all'esterno delle strutture detentive. Destinare risorse adeguate alla salute mentale e alla gestione delle doppie diagnosi rappresenta il presupposto fondamentale per costruire percorsi terapeutici solidi. Senza un intervento strutturato fin dall'inizio della pena, il periodo trascorso dietro le sbarre rischia di trasformarsi in un tempo vuoto, privo di reali prospettive di riscatto.
Il percorso riabilitativo deve prendere avvio sin dal primo giorno di detenzione e non può essere posticipato al momento del ritorno in libertà, poiché in assenza di un sostegno adeguato l'interruzione della pena non produce alcun beneficio. L'implementazione immediata delle misure alternative alla custodia cautelare in carcere si configura come l'unica strada per garantire che la giustizia svolga la sua funzione educativa e riparativa. La vera certezza della pena, sostiene Ciambriello, non coincide con la massima durata della permanenza in cella, ma con la capacità del sistema di abbattere drasticamente la recidiva ed evitare che le persone tornino a commettere reati.