Carcere di Avellino, fronte sindacale unito: servono svolta e nuovo direttore

La Polizia penitenziaria reclama autorevolezza: sit-in delle sigle sindacali per chiedere la nomina di un titolare e condizioni di lavoro dignitose.

29 giugno 2026 18:16
Notizia verificata · Fonte: Redazione · Vedi fonti
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Il malessere cresce tra le mura della casa circondariale di Avellino, dove i rappresentanti di Fns-Cisl, Sappe, Osapp e Uspp hanno dato vita a un partecipato sit-in di protesta per invocare un netto cambio di rotta nella guida dell'istituto. Al centro della contestazione vi è la gestione dell'attuale direttrice facente funzioni, Maria Rosaria Casaburo, accusata dai sindacati di aver compromesso, attraverso gravi carenze nella linea di comando, il clima lavorativo e la serenità dell'intera struttura.

La protesta mette in luce una situazione operativa definita insostenibile, aggravata da un sovraffollamento che vede oggi la presenza di seicentocentosettanta detenuti rispetto a una capacità ricettiva nominale fissata a cinquecento unità. Tale squilibrio si riflette pesantemente sul personale della Polizia penitenziaria, costretto a operare sotto organico e obbligato a vigilare su ben sei sezioni detentive simultaneamente, garantendo la sicurezza di trecento reclusi per ogni turno.

Le organizzazioni di categoria denunciano con forza la totale interruzione delle relazioni sindacali, elemento che di fatto ha azzerato quel rapporto di fiducia indispensabile per una gestione condivisa ed efficace degli spazi carcerari. Senza un confronto costruttivo con i vertici, sottolineano i delegati, diventa impossibile affrontare le croniche problematiche strutturali che affliggono la realtà avellinese, lasciando gli agenti in una condizione di crescente isolamento e vulnerabilità.

La richiesta di un direttore titolare non è dunque un mero esercizio formale, ma un atto necessario per ridare autorevolezza e prospettiva a un presidio di legalità sotto pressione. Il personale chiede rispetto e condizioni di lavoro che permettano di operare in sicurezza, garantendo al contempo il rispetto dei diritti anche per la popolazione detenuta, in un contesto dove l'attuale guida è ormai considerata del tutto inidonea a gestire le complessità del sistema.

Fact Check

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Verificato il: 29 giugno 2026

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