Campi Flegrei, Di Vito: "Dal 1950 il suolo è salito di 4,60 metri"
L'ex direttore INGV alla Camera: mari in arretramento e sismi legati al sollevamento. Necessari più monitoraggi e formazione ai cittadini.
Il fenomeno del bradisismo continua a modellare la fisionomia dei Campi Flegrei, lasciando segni tangibili sul territorio. A tracciare il quadro della situazione è Mauro Antonio Di Vito, ex direttore dell'Osservatorio Vesuviano dell'INGV, nel corso di un'audizione informale tenutasi davanti alle commissioni Ambiente e Bilancio della Camera dei deputati, riunite per l'esame del decreto-legge per l'emergenza nella zona.
Dal 1950 ad oggi, l'area flegrea ha registrato un sollevamento complessivo del suolo pari a 4,60 metri. Questa progressiva deformazione ha comportato evidenti mutamenti morfologici, con impatti marcati soprattutto lungo la linea di costa, dove si assiste a un sensibile arretramento del mare. Come sottolineato dal vulcanologo, l'attività sismica che interessa la caldera è legata quasi esclusivamente a questa spinta verso l'alto.
La prevenzione e la gestione del rischio restano le priorità per garantire la sicurezza delle comunità locali. L'area continua a essere sorvegliata da una vasta rete di monitoraggio dell'Osservatorio Vesuviano, capace di rilevare in tempo reale e con misurazioni periodiche ogni minima variazione. Tuttavia, la risposta alle criticità del territorio non può prescindere da una profonda conoscenza dei fenomeni geologici. A questo si deve affiancare una costante attività di informazione e sensibilizzazione rivolta sia alla popolazione che agli amministratori locali, promuovendo esercitazioni periodiche per divulgare le corrette norme di comportamento in caso di emergenza.