Campania tra cemento e clima: perché il verde urbano è la vera infrastruttura del futuro

Il confronto dei Circoli dell’Ambiente: dalla riqualificazione dei lungomari ai PUC, serve un nuovo modello di progettazione.

20 agosto 2026 08:33
Campania tra cemento e clima: perché il verde urbano è la vera infrastruttura del futuro -
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La qualità dello spazio urbano non si misura soltanto attraverso le opere realizzate, gli investimenti mobilitati o il valore architettonico degli interventi. Si misura, soprattutto, dalla capacità di una città di offrire verde, ombra, permeabilità del suolo e condizioni di vivibilità adeguate a chi la abita e a chi la visita. È da questa fondamentale considerazione che è nato il confronto tra i responsabili dei Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale della Campania, riuniti nei giorni a ridosso di Ferragosto per approfondire le emergenze ambientali del territorio.

Da Fuorigrotta a Torre Annunziata, la scarsità di alberature è un dato evidente. In una delle aree più densamente urbanizzate della regione, la presenza della vegetazione appare ancora troppo marginale rispetto all’estensione di cemento, asfalto e superfici impermeabili. La questione assume un peso cruciale poiché parliamo dell’area metropolitana che rappresenta il principale biglietto da visita della Campania per il flusso turistico, un territorio in cui paesaggio, patrimonio storico e qualità urbana dovrebbero procedere di pari passo.

Invece, troppo spesso, la trasformazione degli spazi pubblici continua a privilegiare la componente minerale. Anche interventi nati con l’obiettivo di riqualificare luoghi strategici avrebbero potuto rappresentare un’occasione per aumentare in maniera più significativa la dotazione di verde urbano. È il caso del lungomare di Portici, di Piazza Municipio a Napoli e dei cantieri che stanno interessando il lungomare partenopeo: luoghi diversi, ma accomunati dalla necessità di progettare spazi capaci di rispondere non solo alle esigenze estetiche e funzionali del presente, ma anche alle condizioni climatiche dei prossimi decenni.

Un recente studio ha evidenziato come le aree con forte concentrazione di cemento e asfalto possano raggiungere temperature sensibilmente superiori rispetto alle zone meno urbanizzate. È il fenomeno dell’isola di calore urbana, destinato ad accentuarsi con l’aumento delle temperature e delle ondate di calore. In questo contesto, alberi e vegetazione non sono un semplice elemento di arredo, ma attraverso l’ombreggiamento e l’evapotraspirazione contribuiscono alla mitigazione del microclima e al miglioramento degli spazi pubblici.

Per questo motivo il modo di progettare le opere pubbliche deve cambiare radicalmente. Una riqualificazione non può essere valutata soltanto sulla qualità della pavimentazione o sull’impatto visivo dell'opera. Dovremmo chiederci quanta ombra produce, quanta superficie permeabile conserva, quante nuove alberature introduce, come contribuisce alla riduzione del calore e alla gestione delle acque meteoriche. Il verde non può essere ciò che si aggiunge alla fine di un progetto, ma la componente stessa attraverso cui il progetto viene concepito.

La Campania non parte da zero: la Regione ha già individuato nelle infrastrutture verdi, nelle foreste urbane e nelle biocittà gli strumenti chiave per affrontare i cambiamenti climatici, migliorare la qualità dell’aria e favorire la biodiversità. Il passaggio successivo deve essere quello di trasformare questi indirizzi nella pratica ordinaria della progettazione urbana. È proprio questa la riflessione chiave che i Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale intendono portare avanti con forza: «La questione delle infrastrutture verdi deve essere una delle nostre battaglie dei prossimi anni, bisogna introdurre l’obbligo nei PUC».

Questo approccio non significa chiedere di piantare qualche albero in più, ma proporre un modello diverso: alberature adeguate ai luoghi, suoli permeabili, sistemi di drenaggio sostenibile, continuità tra le aree verdi, manutenzione programmata e una valutazione preventiva degli effetti climatici di ogni grande intervento pubblico. Il tema riguarda direttamente anche la competitività turistica della Campania, perché chi visita la regione attraversa piazze, strade e lungomari che definiscono l'immagine complessiva del territorio.

Non possiamo più limitarci a valutare la quantità delle opere realizzate, ma dobbiamo chiederci quale città stiamo costruendo attraverso di esse. La Campania ha bisogno di una nuova stagione di infrastrutture verdi capaci di unire ambiente, urbanistica, turismo e qualità della vita, garantendo che ogni nuova trasformazione lasci in eredità non solo una nuova pavimentazione, ma più verde, ombra, permeabilità e resilienza.

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