Campania, montagna a metà: il caos della nuova mappa
Il DPCM 2026 taglia 63 Comuni. Il paradosso di Paupisi: a 1.188 metri resta senza tutele tra tagli ai fondi e rischio spopolamento.
La nuova geografia della montagna campana, delineata dal DPCM 2026, si presenta come un mosaico incompleto. Più che una riforma capace di ricomporre la storica frattura delle aree interne, il provvedimento appare come un esercizio di "correzione in corsa" che attenua i danni del passato recente ma non restituisce stabilità a territori che vivono di certezze precarie.
I numeri del parziale arretramento
Se il DPCM 2025 aveva segnato un punto di rottura drammatico, con ben 125 Comuni campani declassati, la nuova proposta firmata dal Ministro Calderoli opera un parziale dietrofront: i Comuni esclusi scendono a 63, portando il totale dei centri montani della regione a 291.
Sebbene l’emorragia sia stata dimezzata, il risultato è una stratificazione burocratica che genera confusione. Resta la sensazione di una riforma "a tavolino", dove lo status di un Comune oscilla pericolosamente tra inclusioni ed esclusioni, lasciando i sindaci senza una programmazione a lungo termine.
Il paradosso di Paupisi: 1.188 metri di "pianura" burocratica
L'emblema di questa distorsione è Paupisi, nel Sannio. Un territorio che sfida ogni logica di esclusione:
Altitudine: 1.188 metri.
Geografia: Nel cuore del Parco Naturale Taburno Camposauro.
Fragilità: Un indice di criticità socio-economica di 8 su 10.
Povertà: Un terzo dei contribuenti sotto la soglia di sussistenza.
Nonostante questi dati, Paupisi resta fuori dalla mappa della montagna italiana. È il trionfo della "griglia tecnica" sulla realtà dei fatti: un comune fisicamente montano che, per lo Stato, smette di esserlo, perdendo l'accesso ai fondi specifici e agli strumenti di contrasto allo spopolamento.
"La riforma è stata varata senza una conoscenza delle singole realtà", denuncia Salvatore Coletta, Sindaco di Paupisi e consigliere nazionale ANCI. "L'esclusione incide direttamente sulla manutenzione del territorio, proprio dove il rischio di dissesto idrogeologico è più alto".
Una montagna a due velocità
Il rischio concreto, sollevato anche da ASMEL, è la formalizzazione di un'Italia montana a più velocità. Da un lato la lista nazionale per il FOSMIT (Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane), costruita sui nuovi e rigidi parametri; dall'altro gli elenchi regionali "di salvaguardia", un estremo tentativo di mantenere le deroghe previste dalle leggi locali.
Questa giungla di elenchi non solo complica la burocrazia, ma espelle progressivamente la "montagna povera" — quella con i redditi pro-capite più bassi — dal perimetro dei sostegni statali.
Oltre la media altimetrica
La montagna non può essere ridotta a un calcolo matematico o a una media altimetrica. È una condizione strutturale fatta di isolamento, carenza di servizi essenziali e declino demografico. Finché questi fattori non diventeranno i pilastri dei criteri di classificazione, ogni DPCM resterà un "rattopoo" tecnico incapace di affrontare le cause del malessere delle aree interne.
Per i 63 comuni campani declassati, la sfida non è più solo contro la natura o lo spopolamento, ma contro una burocrazia che sembra aver dimenticato la differenza tra una riga su una mappa e la vita sui fianchi di una montagna.