Campania, basta un po’ di pioggia per entrare in emergenza. Ma la prevenzione dov’è?
Scuole chiuse per pioggia e vento, strade allagate, disagi per famiglie e cittadini. Possibile che ogni volta si debba ricominciare da zero? E soprattutto: cosa fanno le amministrazioni durante il resto dell’anno?
È possibile che in Campania basti un’allerta meteo, qualche ora di pioggia intensa o una giornata di vento per ritrovarsi, ancora una volta, a fare i conti con l’emergenza?
È possibile che in tanti comuni della nostra regione la pioggia sia diventata quasi sinonimo di strade allagate, disagi, preoccupazione e scuole chiuse?
La domanda non è se sia giusto adottare precauzioni quando le condizioni meteorologiche rappresentano un pericolo reale. La sicurezza dei cittadini, e soprattutto quella dei bambini e del personale scolastico, viene prima di tutto. Nessuno dovrebbe mettere a rischio una vita per garantire una giornata di lezione.
Il problema, però, è un altro: perché situazioni di questo tipo sembrano ripetersi con una frequenza tale da farci considerare l'emergenza quasi una normalità?
Scuole chiuse: precauzione necessaria o campanello d'allarme?
Ogni volta che piove forte o tira vento, in numerosi comuni si torna a parlare di ordinanze sindacali e chiusure delle scuole. Una decisione che può essere necessaria in presenza di rischi concreti, ma che inevitabilmente solleva interrogativi.
Le scuole sono davvero sicure? I tetti, i cornicioni, gli infissi e gli alberi presenti nei cortili vengono controllati regolarmente? Esistono problemi di infiltrazioni d'acqua, coperture danneggiate, caduta di intonaci o altre criticità strutturali?
E ancora: le chiusure sono determinate esclusivamente da condizioni meteorologiche eccezionali oppure, in alcuni casi, anche da vulnerabilità degli edifici e delle aree circostanti che meriterebbero interventi preventivi?
Sono domande legittime, alle quali sarebbe opportuno rispondere con verifiche tecniche, dati e atti amministrativi, non con supposizioni.
Se un edificio scolastico presenta problemi di sicurezza, occorre intervenire e risolverli. Se, invece, la chiusura è dettata da un'allerta che segnala un pericolo concreto, è giusto tutelare studenti e lavoratori. Ma in entrambi i casi i cittadini hanno diritto di sapere quali siano le ragioni delle decisioni adottate.
Perché la sicurezza non può essere soltanto una questione di ordinanze emanate all'ultimo momento: deve essere il risultato di controlli e manutenzione costanti.
Caditoie, cunette e tombini: la prevenzione si fa prima della pioggia
C'è poi un altro aspetto che troppo spesso torna al centro dell'attenzione soltanto quando arrivano i temporali: la manutenzione delle strade e del sistema di raccolta delle acque piovane.
Le caditoie sono libere? Le cunette stradali vengono pulite? I tombini sono ostruiti da foglie, terra e rifiuti? Le griglie di scolo vengono controllate con regolarità? Le reti di drenaggio sono in grado di smaltire l'acqua in caso di precipitazioni intense?
Sono interventi ordinari, certo, ma fondamentali per limitare i ristagni e ridurre alcuni rischi di allagamento.
Naturalmente, una pulizia accurata non può impedire ogni alluvione: davanti a precipitazioni eccezionali, anche un sistema efficiente può andare in difficoltà. Ma proprio per questo la manutenzione deve essere programmata, documentata e verificabile.
Non si può aspettare che l'acqua invada le carreggiate, che i cittadini segnalino strade impraticabili o che si creino situazioni di pericolo per chiedersi se le caditoie siano state pulite.
La prevenzione non si improvvisa quando comincia a piovere. Si costruisce nei mesi in cui il sole splende e nessuno parla di emergenza.
Gli amministratori cosa fanno durante il resto dell'anno?
È questa la domanda politica alla quale ogni amministrazione comunale dovrebbe rispondere.
Esiste un programma periodico di pulizia delle caditoie e delle cunette? Quando sono stati effettuati gli ultimi interventi? Sono stati controllati i punti della rete stradale che storicamente si allagano? Quali risorse vengono destinate alla manutenzione ordinaria? Gli edifici scolastici sono sottoposti a controlli periodici e gli eventuali problemi vengono risolti tempestivamente?
Non si tratta di pretendere l'impossibile, né di attribuire automaticamente ogni disagio all'incapacità di chi amministra. Si tratta di chiedere trasparenza, programmazione e responsabilità.
Un'amministrazione efficiente non si giudica soltanto dalla capacità di gestire l'emergenza, ma anche da quella di ridurre, per quanto possibile, le condizioni che la rendono più grave.
E questo vale ancora di più in un territorio come la Campania, dove la fragilità idrogeologica di alcune aree, il consumo di suolo, la conformazione del territorio e l'intensità delle precipitazioni possono rendere particolarmente complessa la gestione del rischio.
Proprio per questo servono pianificazione, manutenzione e controlli, non interventi dettati esclusivamente dall'urgenza.
Le conseguenze ricadono sempre sui cittadini
Quando una scuola chiude, il problema non riguarda soltanto gli studenti. Ci sono genitori costretti a riorganizzare la giornata lavorativa, famiglie in difficoltà, servizi che devono essere riprogrammati e attività che subiscono disagi.
Quando una strada si allaga, ci sono lavoratori in ritardo, automobilisti esposti a pericoli, pedoni costretti a muoversi in condizioni difficili e attività commerciali che rischiano danni.
E quando un territorio si mostra impreparato davanti a ogni nuova perturbazione, cresce anche la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.
Non possiamo pensare di risolvere tutto con un'ordinanza, un avviso alla popolazione e una giornata di stop. Questi strumenti possono essere indispensabili nell'emergenza, ma non sostituiscono una politica seria di prevenzione.
La Campania merita qualcosa di più dell'emergenza permanente
La pioggia non è una sorpresa. Il vento non è una novità. Le allerte meteorologiche fanno parte della gestione del territorio e, con le dovute differenze, si ripresentano ogni anno.
Ciò che dovrebbe fare la differenza è la capacità di prepararsi.
Per questo è arrivato il momento di chiedere ai sindaci, agli uffici tecnici comunali e agli enti competenti un resoconto chiaro degli interventi effettuati e di quelli programmati. Non promesse generiche, ma cronoprogrammi, controlli documentati, manutenzioni verificabili e informazioni accessibili ai cittadini.
E quando vengono disposte chiusure scolastiche, sarebbe utile spiegare con chiarezza quali rischi specifici le abbiano rese necessarie e quali eventuali interventi siano previsti per affrontare le criticità riscontrate.
Perché se un'allerta meteo richiede una chiusura, la priorità è proteggere le persone. Ma se le stesse criticità si ripetono sistematicamente, la priorità deve diventare anche quella di capire come ridurle.
La sicurezza non è un lusso. La manutenzione non è una spesa inutile. La prevenzione non è un favore concesso ai cittadini: è una responsabilità delle istituzioni, ciascuna per le proprie competenze.
E allora la domanda resta, semplice e inevitabile: possibile che in Campania si debba aspettare ogni volta che piova per ricordarsi che il territorio va curato, le strade vanno manutenute e le scuole devono essere sicure?
Ai cittadini non servono soltanto comunicati di emergenza. Servono risposte, interventi e risultati.
Perché una regione non può vivere ogni temporale come se fosse il primo. E soprattutto, non può continuare a chiamare emergenza ciò che una buona prevenzione dovrebbe contribuire a evitare.