Campania ancora prima per ecomafia: i numeri che pesano sul territorio

Il rapporto Ecomafia 2026 conferma il primato campano: rifiuti, incendi e corruzione mostrano una pressione ambientale che resta forte oggi.

05 ottobre 2026 08:46
Campania ancora prima per ecomafia: i numeri che pesano sul territorio -
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Il rapporto Ecomafia 2026 di Legambiente consegna alla Campania una conferma che, negli anni, è diventata purtroppo ricorrente: nel 2025 la regione si è nuovamente collocata al primo posto in Italia per numero di reati ambientali accertati.

Sono 5.636 i reati contestati in Campania, pari al 15,8% del totale nazionale. Napoli guida anche la classifica provinciale con 2.512 reati, in aumento dell’8,6% rispetto al 2024. Al secondo posto nazionale si trova Salerno, con 1.472 illeciti penali, in crescita dell’11,4%.

Numeri che non possono essere letti soltanto come una classifica. Dietro ogni dato ci sono territori, ecosistemi, attività economiche e comunità che subiscono gli effetti dell’illegalità ambientale.

Un quadro nazionale che cambia, ma non migliora

A livello nazionale, il rapporto registra nel 2025 una diminuzione dei reati ambientali: sono stati 35.735, il 12% in meno rispetto all’anno precedente. Ma nello stesso periodo sono aumentati dell’11,4% gli illeciti amministrativi, arrivati a 77.895.

La somma porta a 113.630 violazioni delle normative ambientali, una media di 311 al giorno, circa 13 ogni ora. Per Legambiente, dunque, la riduzione dei reati penali non è sufficiente per parlare di una diminuzione complessiva della pressione sull’ambiente.

Il nodo dei rifiuti

Uno dei principali fronti resta quello della gestione illegale dei rifiuti. Nel 2025 sono stati accertati 10.914 illeciti nella filiera, quasi 30 al giorno. È il dato più alto dal 2018 e riporta il ciclo dei rifiuti al primo posto tra i settori con il maggior numero di reati ambientali.

La questione riguarda una filiera complessa: raccolta, trasporto, stoccaggio, trattamento e smaltimento. È proprio lungo questa catena che possono inserirsi attività illegali, con conseguenze che non si fermano al procedimento amministrativo o giudiziario, ma possono ricadere direttamente sul territorio.

Particolarmente significativo è anche il dato relativo agli incendi negli impianti di gestione dei rifiuti: nel 2025 sono stati 76, con un incremento del 24,7%.

Gli incendi: un fenomeno da leggere oltre le fiamme

Anche il capitolo degli incendi merita attenzione. Nel 2025 Legambiente ha censito 3.586 reati legati agli incendi boschivi e di vegetazione, in aumento del 10,7%. Gli incendi indicati nel rapporto sono stati 1.908, mentre la superficie interessata dalle fiamme ha raggiunto 96.517 ettari.

Gli effetti di un incendio, però, non terminano quando le fiamme vengono spente. La perdita della vegetazione può modificare il comportamento dell'acqua sui versanti, aumentare l’erosione e contribuire alla vulnerabilità del territorio. È quindi un problema che riguarda non soltanto l’emergenza, ma anche la prevenzione e la capacità di proteggere il territorio nel tempo.

La Campania e la “green corruption”

Un altro elemento evidenziato dal rapporto è quello della cosiddetta “green corruption”, cioè la corruzione collegata ad attività con un impatto sull’ambiente.

Tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026, Legambiente ha censito a livello nazionale 75 inchieste giudiziarie, con 1.066 persone denunciate, 307 arresti e 151 sequestri. Oltre la metà delle indagini, il 53,3%, ha riguardato Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

La Campania risulta inoltre prima nella classifica regionale delle inchieste per corruzione ambientale, con 15 procedimenti censiti.

Il fenomeno, come sottolinea il rapporto, non può essere ricondotto esclusivamente alla presenza delle organizzazioni criminali tradizionali. L'illegalità ambientale può intrecciarsi con interessi economici, imprese, corruzione e organizzazioni criminali, creando sistemi capaci di inserirsi nelle diverse filiere.

Un business da 11,5 miliardi di euro

Il quadro economico rende ancora più evidente la dimensione del fenomeno. Legambiente stima che nel 2025 il business illegale legato alle ecomafie abbia raggiunto 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024: un incremento di 2,2 miliardi.

Dal 1995 al 2025 sono inoltre 393 i clan censiti da Legambiente per il loro coinvolgimento nelle attività di criminalità ambientale.

E gli incendi della Campania del settembre 2026?

Qui è necessario mantenere una distinzione importante.

Gli incendi verificatisi in Campania nel settembre 2026 sono successivi al periodo preso in considerazione dai dati principali del rapporto Ecomafia 2026, che analizza soprattutto i reati accertati nel 2025. Non è quindi possibile utilizzare automaticamente quei dati per attribuire una matrice o un collegamento agli episodi del 2026.

Eventuali responsabilità, cause e collegamenti dovranno essere stabiliti dagli accertamenti ufficiali e dalle indagini.

Il rapporto, tuttavia, offre un elemento di contesto: il fenomeno degli incendi e, più in generale, dell'illegalità ambientale richiede attenzione non soltanto quando l'emergenza è già iniziata, ma attraverso controlli, monitoraggio, prevenzione e capacità di intervenire sulle filiere più esposte.

Una classifica che dovrebbe far riflettere

Il primato della Campania non è quindi soltanto un dato statistico.

Con 5.636 reati ambientali accertati, la regione rappresenta il 15,8% del totale nazionale. Napoli e Salerno occupano inoltre i primi due posti della classifica provinciale italiana.

Il problema riguarda il territorio e la sua capacità di resistere alle pressioni illegali: dal ciclo dei rifiuti agli incendi, dall’abusivismo alla corruzione.

La vera sfida è trasformare questi numeri in una maggiore capacità di prevenzione e controllo. Perché contrastare l’illegalità ambientale non significa soltanto intervenire dopo un reato, ma proteggere prima che venga danneggiato ciò che appartiene a una comunità: il suolo, l’acqua, l’aria e il territorio.

Per la Campania, il rapporto Ecomafia 2026 non è dunque soltanto una fotografia del passato. È un richiamo a guardare con maggiore attenzione a ciò che accade oggi e, soprattutto, a come proteggere il territorio domani.

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