Camorra, il clan Zagaria si riorganizza: otto fermi nel Casertano
Reti finanziarie, bische e bombe a Casapesenna: la Dda di Napoli taglia le gambe alla nuova reggenza dei Casalesi.
I carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno eseguito ieri un provvedimento di fermo, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, nei confronti di otto persone ritenute elementi di spicco e gregari della fazione Zagaria, l'ala più imprenditoriale del clan dei Casalesi. L'operazione scaturisce da un'indagine della Procura che ha fotografato i recenti tentativi della consorteria criminale di riorganizzarsi e condizionare il territorio di Casapesenna, storica roccaforte del clan, attraverso reti familiari, imprenditoriali e finanziarie, nonostante la perdita della forza militare del passato.
Gli inquirenti hanno documentato una forte attualità dell'azione criminale, contrassegnata da episodi violenti e attentati dinamitardi messi a segno lo scorso inverno contro una cornetteria e una pizzeria locali per riaffermare il predominio sul territorio. Nonostante i duri colpi subiti negli anni, la fazione fondata dal boss Michele Zagaria continua a gestire affari illeciti e a mostrare un forte interesse per i pubblici appalti, mantenendo canali di contatto diretti con alcuni ambienti delle amministrazioni locali della provincia di Caserta.
Al centro della nuova mappa del potere è emersa la figura del ventinovenne Costantino Garofalo, descritto dai magistrati come un camorrista convinto e un elemento in decisa ascesa. Il giovane boss fungeva da vero e proprio raccordo operativo tra i vari personaggi legati alla fazione e la sua totale adesione alle logiche mafiose è emersa chiaramente dalle intercettazioni, in cui commentava con sgomento la notizia del pentimento dello storico capo dei Casalesi, Francesco "Sandokan" Schiavone, esclamando che era finito il mondo.
Insieme a Garofalo sono finiti in cella anche esponenti della vecchia guardia, tra cui i fratelli Aldo e Raffaele Nobis, rispettivamente di cinquantasei e sessanta anni. Il primo è considerato una figura carismatica per aver introdotto nel clan il business delle bische clandestine, mentre il secondo vanta legami storici con Carmine e Antonio Zagaria, fratelli del capoclan Michele, a dimostrazione di una continuità familiare e criminale che i recenti arresti della Direzione Distrettuale Antimafia puntano a interrompere definitivamente.
Fact Check
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Verificato il: 10 luglio 2026