Caldo estremo, l’estate che accentua le disuguaglianze
Asfalto, case poco efficienti e povertà energetica rendono il caldo più pericoloso per chi ha meno possibilità di proteggersi.
Il caldo estremo non è più soltanto un disagio estivo. È diventato anche una questione sociale, perché non tutti sono esposti allo stesso modo alle temperature elevate e non tutti hanno gli stessi strumenti per difendersi.
I dati registrati negli ultimi anni in Europa, dai record climatici alle sempre più frequenti ondate di calore, mostrano un quadro in cui le temperature anomale rappresentano anche un problema sanitario. A rendere ancora più difficile la situazione sono le città, dove cemento, asfalto e scarsità di verde favoriscono la formazione delle cosiddette isole di calore urbane e di notti sempre più calde, durante le quali il corpo fatica a recuperare dallo stress termico.
Ma il caldo non colpisce tutti allo stesso modo.
La differenza la fanno soprattutto reddito, abitazione, condizioni di lavoro e quartiere di residenza.
C’è chi vive in edifici efficienti, dispone di spazi verdi, può sostenere il costo dell’energia e utilizzare un impianto di climatizzazione senza particolari difficoltà. E c’è chi, invece, vive all’ultimo piano di un edificio che durante l’estate diventa una vera e propria fornace, non può permettersi un condizionatore o teme il costo della bolletta.
Una condizione che riguarda in particolare chi vive situazioni di povertà energetica, ma anche molti lavoratori costretti a trascorrere all’aperto le ore più calde della giornata senza adeguate condizioni di protezione.
Il risultato è che un fenomeno climatico diventa anche un fattore di disuguaglianza.
Il problema riguarda persino chi necessita di apparecchiature elettromedicali o deve conservare correttamente farmaci sensibili alle alte temperature. In questi casi, la possibilità di garantire condizioni adeguate non dovrebbe dipendere esclusivamente dalla disponibilità economica della famiglia.
Per questo affidare la protezione dal caldo soltanto alla capacità del singolo di acquistare un climatizzatore o di sostenere bollette più elevate rischia di trasformare la tutela della salute in un privilegio economico.
Le emergenze estive possono essere affrontate con bollettini, ordinanze e campagne informative, ma non possono rappresentare l'unica risposta.
Serve un intervento più strutturale che coinvolga la pianificazione urbana, l’edilizia, il verde pubblico, la tutela dei lavoratori e il contrasto alla povertà energetica.
Più alberi e aree verdi, edifici meglio isolati, spazi pubblici capaci di offrire sollievo nelle giornate più calde e condizioni di lavoro più sicure possono contribuire a ridurre l’esposizione al rischio.
La sfida, quindi, non riguarda soltanto la lotta al cambiamento climatico.
Riguarda anche chi può permettersi di proteggersi dai suoi effetti.
Perché il caldo non sceglie le sue vittime in base al reddito. Ma il territorio e le condizioni economiche possono determinare quanto una persona sia esposta e quanto possa difendersi.
Affrontare il caldo estremo significa allora anche ridurre queste differenze e garantire a tutti, indipendentemente dal quartiere in cui vivono o dalle loro disponibilità economiche, il diritto fondamentale a proteggersi dalle temperature sempre più elevate.