Bruciano tre auto per soldi: tre arresti tra Cellole e Sessa Aurunca
Un fisioterapista e due mandanti finiscono nei guai dopo l'indagine dei carabinieri sugli incendi dolosi del 2025.
Una scia di fuoco aveva scosso il litorale domizio tra ottobre e novembre del 2025, quando tre veicoli erano stati avvolti dalle fiamme tra Cellole e la frazione Carano di Sessa Aurunca. I Carabinieri della Compagnia di Sessa Aurunca, guidati dal capitano Russo, avevano chiuso il cerchio attorno a tre persone ritenute responsabili, a vario titolo, di concorso in incendio doloso aggravato. A muovere l'esecutore materiale, un fisioterapista, era stata una mera motivazione economica, mentre era rimasto ancora non del tutto chiaro il reale movente dei due mandanti.
Le indagini erano scattate immediatamente dopo i primi episodi ed era stato proprio l'attento monitoraggio del territorio a permettere una svolta rapida nelle investigazioni. I militari dell'arma avevano passato al setaccio decine di ore di registrazioni estratte dai sistemi di videosorveglianza pubblici e privati installati lungo le arterie principali dei comuni interessati. Parallelamente, l'avvio di complesse attività di intercettazione telefonica e ambientale aveva consentito agli inquirenti di incastrare i sospettati, ricostruendo con precisione chirurgica le dinamiche degli attacchi e i ruoli ricoperti da ciascun membro del gruppo criminale.
Il primo raid incendiario era andato in scena l'11 ottobre 2025 in via Vittorio Emanuele a Cellole, dove una Peugeot 2008 era stata completamente distrutta dal fuoco. Sullo stesso tratto stradale, il successivo 23 novembre, un secondo rogo aveva incenerito una Jeep Compass. Pochi giorni più tardi, il 28 novembre, le fiamme avevano divorato un furgone Fiat Doblò parcheggiato in via Largo Croci nella frazione di Carano a Sessa Aurunca, di proprietà del titolare di un'officina meccanica locale. Per appiccare gli incendi l'esecutore aveva utilizzato della comune diavolina, agendo in pieno centro abitato e generando un grave pericolo per le abitazioni vicine e per l'incolumità dei residenti.
Dall'interrogatorio di garanzia condotto davanti al giudice per le indagini preliminari erano emerse le prime ammissioni da parte dell'esecutore materiale, Mario Contreas, fisioterapista quarantaduenne residente a Formia e difeso dall'avvocato Gianluca Tretola. L'uomo, finito agli arresti domiciliari, aveva confessato di aver agito spinto esclusivamente dal guadagno economico offerto dai mandanti. La stessa misura cautelare dei domiciliari era stata disposta per Altin Haljlaj, quarantaduenne albanese residente a Penitro di Formia e assistito dall'avvocato Gianni Bove, ritenuto insieme a Fabio Di Pietro uno dei promotori delle azioni intimidatorie.
Per Fabio Di Pietro, cinquantatreenne residente nella frazione Carano di Sessa Aurunca e tutelato dall'avvocato Giuseppe Stellato, il giudice aveva stabilito la misura dell'obbligo di firma. Il quadro accusatorio definitivo aveva contestato a tutti gli indagati il reato di concorso in incendio doloso aggravato dall'aver agito in zone abitate. L'eccellente coordinamento dei Carabinieri di Sessa Aurunca aveva permesso di fare piena luce su una vicenda spaventosa in tempi record, restituendo sicurezza e serenità alle comunità locali colpite dai blitz piromani.