«Braccialetto elettronico? Lo indosserò a testa alta: ora solo giustizia per Martina»

La madre della 14enne uccisa ad Afragola risponde al divieto di avvicinamento: "Nessuna minaccia, solo dolore. Il nostro obiettivo non cambia"

09 agosto 2026 09:49
«Braccialetto elettronico? Lo indosserò a testa alta: ora solo giustizia per Martina» -
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L'urlo sordo di una madre straziata dal dolore non può e non deve essere scambiato per una minaccia, ma per l'esplosione incontrollabile di una disperazione indelebile. Enza Cossentino, la mamma di Martina Carbonaro — la quattordicenne tragicamente strappata alla vita dall'ex fidanzato Alessio Tucci ad Afragola — rompe il silenzio dopo la decisione del GIP di Napoli Nord di applicare a lei e al marito il divieto di avvicinamento alla famiglia Tucci con contestuale braccialetto elettronico. Un provvedimento cautelare che la donna accoglie senza polemiche distruttive, ma con la fermezza di chi sa di non aver mai valicato il confine della legalità, ribadendo come certi sfoghi emotivi siano soltanto il riflesso incondizionato di una tragedia incommensurabile.

Cresciuta nei valori delle istituzioni e del rispetto della legge, in quanto figlia di un Maresciallo dei Carabinieri, la donna dichiara di accettare la misura cautelare con assoluta serenità e trasparenza, trasformando quell'effetto personale in un simbolo di dignità da portare a testa alta lungo la strada verso la verità. Nessuna misura restrictiva potrà mai scalfire la determinazione di una famiglia che chiede soltanto che venga fatta luce completa su ogni eventuale complicità o responsabilità nella morte della giovane Martina.

La battaglia legale ed umana dei genitori di Martina prosegue dunque senza deviazioni né distrazioni. La priorità assoluta resta la promessa fatta a una figlia che non c'è più: ottenere una giustizia piena, rigorosa e implacabile. In un contesto segnato da una ferita immeasurable, le parole di Enza Cossentino richiamano tutti a un senso di profonda comprensione umana, separando nettamente la rabbia cieca di chi ha subito l'irrimediabile dalla reale intenzione di nuocere, e riaffermando con forza la centralità della ricerca della verità.

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