AMBIENTE E SVILUPPO

Boschi, ad Avellino la sfida tra tutela ambientale e innovazione

A Calitri il confronto su tagli boschivi e vincoli idrogeologici. Salvante: «Serve una gestione sostenibile che valorizzi il territorio».

03 novembre 2026 11:01
Boschi, ad Avellino la sfida tra tutela ambientale e innovazione -
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Conciliare la tutela del patrimonio agro-forestale con le esigenze di innovazione tecnologica e sviluppo economico. È questa la sfida al centro dell’evento formativo “Tagli boschivi e vincoli idrogeologici: normativa e procedure autorizzative”, svoltosi venerdì scorso presso la sede della Comunità Montana Alta Irpinia a Calitri.

Un appuntamento che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, tecnici e professionisti del settore per approfondire il quadro normativo e le procedure autorizzative legate alla gestione forestale, promuovendo un confronto sulle prospettive di valorizzazione delle risorse boschive e sulla necessità di una maggiore sinergia tra tutela ambientale e attività produttive. L’iniziativa ha previsto anche il riconoscimento dei Crediti Formativi Professionali, secondo quanto stabilito dal regolamento CONAF 9/2022.

Ad aprire i lavori, in qualità di presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Avellino e moderatore dell’incontro, è stato Roberto Salvante, che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di superare contrapposizioni tra salvaguardia del territorio e progresso tecnologico.

«È necessario far conciliare la tutela del nostro immenso patrimonio agro-forestale con l’indispensabile progresso tecnologico. Un progresso che, pur nel pieno rispetto delle norme, non deve essere ostacolato dall’applicazione, a volte, cieca ed estremista delle leggi», ha affermato Salvante, sottolineando l'importanza di un approccio equilibrato, capace di rispondere alle esigenze di chi vive e lavora nelle aree interne.

Nel suo intervento, il presidente ha tracciato un quadro delle difficoltà che interessano il comparto agricolo e forestale irpino. Un sistema produttivo ancora fortemente caratterizzato da piccole imprese familiari, chiamate a confrontarsi con gli effetti dei cambiamenti climatici, l'aumento dei costi dei carburanti e la crescente difficoltà nel reperimento della manodopera.

Criticità che si sommano a una strutturale debolezza della filiera forestale. «Le imprese forestali locali sono per lo più familiari, con scarso livello tecnologico e producono assortimenti a basso valore aggiunto. Manca una filiera produttiva strutturata per la lavorazione e trasformazione del legname», ha evidenziato Salvante.

Eppure le potenzialità del territorio sono considerevoli. Il patrimonio forestale della provincia di Avellino si estende, infatti, per oltre 88mila ettari, pari a circa il 44% della superficie provinciale. Una risorsa di grande valore ambientale, culturale ed economico che, secondo il presidente dell'Ordine, resta ancora insufficientemente valorizzata, anche a causa di una produzione di beni e servizi poco diversificata e di una filiera non adeguatamente organizzata.

In questo scenario assume un ruolo strategico la figura dei dottori agronomi e forestali, chiamati quotidianamente a fare da raccordo tra le disposizioni normative, la salvaguardia delle risorse naturali e le legittime necessità delle comunità locali.

«Conosciamo profondamente i problemi dei territori, dell’agricoltura, dell’ambiente, del dissesto idrogeologico e delle nostre risorse forestali», ha sottolineato Salvante, rimarcando come i professionisti siano spesso chiamati a trovare un punto di equilibrio tra l'applicazione delle norme di tutela e le esigenze di chi opera sul territorio.

Da qui la necessità di una visione che non consideri la tutela ambientale come un insieme di prescrizioni calate dall'alto, ma come un percorso condiviso con le popolazioni e gli operatori economici. «Le azioni di tutela del territorio non possono solo essere dettate, ma devono tener conto delle esigenze di chi vive e lavora in queste aree», ha ribadito.

La prospettiva indicata è quella di un nuovo modello di gestione delle risorse territoriali, fondato su sostenibilità, partecipazione e integrazione tra le diverse funzioni del bosco. «È necessario un nuovo modello di gestione sostenibile, unitario, partecipato, multifunzionale ed economicamente sostenibile per le risorse del territorio, capace di coniugare e contemperare le esigenze di sviluppo economico con quelle di tutela dell’ambiente», ha concluso il presidente.

L'incontro è stato introdotto dal sindaco di Calitri, Attilio Maria Galgano. Sono intervenuti Fausto Picone, presidente della Provincia di Avellino, e Teodoro Boccuzzi, presidente della Comunità Montana Terminio Cervialto, insieme ad Addolorata Ruocco, responsabile della UOS Servizi Territoriali Provinciali di Avellino della Regione Campania.

Gli approfondimenti tecnici hanno visto la partecipazione di Alberto Mattia, funzionario regionale, che ha illustrato norme e procedure previste dal Regolamento regionale 3/2017; dell'architetto pianificatore territoriale Antonio Faija, responsabile dell'Area tecnica della Comunità Montana Alta Irpinia; e di Alfredo De Benedetto, della Comunità Montana Ufita, che ha approfondito il ruolo degli enti delegati.

Spazio anche alle competenze professionali dei dottori agronomi e forestali, con gli interventi di Gaetano Cornacchia e Salvatore Moscariello, vicepresidente dell'Ordine provinciale. A concludere il quadro degli approfondimenti è stato il maresciallo capo Nunzio Roberto Sorrenti, comandante del Nucleo Carabinieri Forestale di Lacedonia, che ha affrontato il tema della tutela e delle attività di controllo.

Una giornata di confronto che ha posto al centro una questione decisiva per il futuro delle aree interne: trasformare il patrimonio forestale irpino da risorsa ancora parzialmente inespressa in un'opportunità concreta di sviluppo, senza compromettere gli equilibri ambientali e idrogeologici del territorio.

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