Benevento e la fine del dissesto: oltre le mistificazioni della politica
La ricostruzione dell'Amministrazione tra atti ufficiali, pressione fiscale e verità contabili sulla chiusura della procedura straordinaria.
La narrazione di un ipotetico "furto" ai danni di cittadini e imprese, alimentata da una parte dell'opposizione all'indomani della chiusura del dissesto finanziario, crolla rovinosamente di fronte alla prova della documentazione contabile e amministrativa dell'Ente. Chi oggi accusa le istituzioni, dopo essere rimasto in un silenzio tombale per un intero decennio, propone una ricostruzione priva di qualsiasi fondamento logico e smentita in modo inoppugnabile dai fatti. Il dissesto dichiarato nel 2016 ha rappresentato un passaggio tecnico assolutamente ineludibile e previsto dalla legge, piuttosto che una scelta politica discrezionale. Far passare quell'atto d'obbligo come una deliberata decisione di questa Amministrazione costituisce un falso storico che ignora del tutto la drammatica eredità ricevuta e la realtà degli atti ufficiali.
Al momento dell'insediamento della giunta nel 2016, il collasso economico-finanziario del Comune di Benevento figurava come uno stato di fatto ampiamente certificato da organi terzi e imparziali. Già nel maggio del 2014, infatti, la magistratura contabile aveva bocciato senza appello il Piano di riequilibrio pluriennale predisposto dalle precedenti gestioni, rilevando un'insostenibilità e uno squilibrio strutturale non più sanabili. Le successive relazioni vincolanti redatte dal dirigente finanziario e dal collegio dei revisori confermarono una situazione disastrosa, caratterizzata da un disavanzo tecnico superiore ai 39 milioni di euro e da oltre 29,7 milioni di euro in anticipazioni di liquidità. L'Ente si trovava nella condizione paradossale di dover ricorrere sistematicamente alle anticipazioni di cassa persino per far fronte alle spese correnti e obbligatorie: in tale contesto, la dichiarazione di dissesto ha evitato il blocco dei servizi essenziali destinati alla comunità.
Un ulteriore elemento di mistificazione agitato dai detrattori riguarda la presunta responsabilità dell'Amministrazione sull'incremento della pressione fiscale locale. L'opposizione dimentica sistematicamente che, già nel 2016, la giunta subentrante si ritrovò priva di qualsiasi margine di manovra sulle entrate comunali. I fallimentari tentativi di riequilibrio compiuti prima di quella data avevano spinto le aliquote dei tributi e le tariffe al massimo consentito dalla legge. Il dissesto, dunque, non ha aumentato il carico fiscale dei cittadini — che si trovava già al limite legale — ma ha impedito che l'imminente bancarotta travolgesse del tutto la macchina amministrativa e l'erogazione delle prestazioni pubbliche.
Anche l'accusa di aver "sottratto" risorse alla collettività si scontra con l'operato dell'Organismo Straordinario di Liquidazione (OSL), un organo indipendente nominato dallo Stato. Il Piano di estinzione certifica infatti che la procedura ha accertato, transatto e liquidato debiti pregressi per una cifra pari a 23 milioni e 903mila euro. Si tratta di denaro reale immesso nel tessuto economico locale, che ha permesso di saldare i crediti decennali vantati da fornitori, professionisti e piccole e medie imprese territoriali che rischiavano il fallimento a causa dei mancati pagamenti delle vecchie amministrazioni.
L'esito finale della gestione commissariale consegna un quadro opposto rispetto alla propaganda delle minoranze. L'OSL ha concluso il proprio operato certificando un virtuoso recupero dell'attivo circolante e restituendo al Comune un saldo ampiamente positivo, pari ad oltre 42 milioni di euro sulla gestione non vincolata. Tale traguardo attesta la straordinaria efficacia delle operazioni di accertamento pur senza cancellare l'enormità del debito iniziale. Con l'approvazione del Piano di estinzione, il Comune di Benevento torna finalmente a operare in regime ordinario, consegnando ai cittadini un Ente risanato, solido e pronto a ripartire con una sana e piena programmazione degli investimenti.