Sviluppo rurale

Aree interne, il Cilento punta su agricoltura e sviluppo sostenibile

A Vallo della Lucania il roadshow CIA rilancia filiere locali, innovazione e tutela ambientale per creare lavoro e contrastare lo spopolamento.

22 ottobre 2026 22:03
Aree interne, il Cilento punta su agricoltura e sviluppo sostenibile -
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Le aree interne come risorsa strategica per l’agricoltura, la biodiversità e lo sviluppo sostenibile. È questo il messaggio emerso dalla sesta tappa del roadshow nazionale “Territori che rigenerano: la sostenibilità dalle Aree Interne”, svoltasi a Palazzo Mainenti, a Vallo della Lucania, nell’ambito del percorso promosso da CIA-Agricoltori Italiani e finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare attraverso la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile.

L’iniziativa ha riunito imprese agricole, istituzioni, consorzi e rappresentanti del mondo produttivo per raccogliere esperienze e proposte in vista della costruzione del Manifesto delle Aree Interne. L’obiettivo è trasformare le risorse agricole e ambientali in opportunità di reddito e occupazione, creando condizioni favorevoli per la permanenza dei giovani nei territori rurali.

Ad aprire i lavori sono stati il commissario regionale CIA Campania, Stefano Di Marzo, il sindaco di Vallo della Lucania, Antonio Sansone, e il presidente del Parco Nazionale del Cilento, Stefano Coccurullo. Il confronto si è sviluppato attraverso tre tavoli tematici dedicati alle filiere territoriali, ai servizi ecosistemici e alla governance dello sviluppo locale.

Filiere locali e valore delle produzioni

Dal primo tavolo è emersa la necessità di rafforzare le produzioni identitarie e migliorare la capacità delle imprese di raggiungere mercati più ampi. Un percorso che passa dalla valorizzazione delle eccellenze locali, dalla collaborazione tra produttori e dalla costruzione di strategie commerciali condivise.

Costantino Leuci, per Slow Food Campania, ha sottolineato il ruolo delle aree interne nella presenza dei Presìdi Slow Food, evidenziando il patrimonio di biodiversità e tradizioni produttive custodito da questi territori.

Il sindaco Antonio Sansone ha rilanciato la proposta di un marchio identitario condiviso tra i Comuni, capace di riunire le produzioni di nicchia e rafforzarne il posizionamento commerciale. Una strategia che, attraverso l’agricoltura, può generare nuove opportunità economiche e contribuire a contrastare lo spopolamento.

Le esperienze aziendali hanno confermato l’importanza della diversificazione e della trasformazione delle produzioni per aumentare il valore aggiunto. Eugenio Bonavoglia, presidente di Anabio CIA Campania, ha illustrato il percorso della propria azienda olivicola, che affianca alla coltivazione un mini frantoio aziendale e il recupero dei sottoprodotti per finalità agronomiche.

Giuseppe Di Ruberto, allevatore di bovini al pascolo, ha invece evidenziato le difficoltà legate all’accesso al credito e la necessità di investimenti per avviare la trasformazione del latte attraverso un piccolo caseificio aziendale.

Sul fronte della valorizzazione delle produzioni locali, il sindaco di Ottati, Elio Guadagno, ha presentato le iniziative comunali dedicate al fico e al sostegno del comparto zootecnico, con l’obiettivo di offrire ai giovani concrete prospettive occupazionali.

Clima, acqua e innovazione

Il secondo tavolo ha affrontato le conseguenze della crisi climatica e la necessità di una gestione più efficace delle risorse naturali. Giuseppe Celano, dell’Università degli Studi di Salerno, ha richiamato l’urgenza di preparare le filiere agricole a condizioni climatiche sempre più complesse, puntando sulla tutela della risorsa idrica, sull’innovazione e sulla creazione di reti in grado di garantire acqua alle aziende.

Angela Maffia ha approfondito il tema dei bilanci di sostenibilità nei settori olivicolo, vitivinicolo e della frutta in guscio, soffermandosi sul contributo dell’agricoltura di precisione e delle nuove tecniche colturali. L’obiettivo è coniugare produttività e tutela ambientale, migliorando l’efficienza delle aziende e la capacità di affrontare le trasformazioni climatiche.

La disponibilità di acqua, insieme agli investimenti e all’innovazione, si conferma quindi una delle condizioni fondamentali per assicurare continuità alle attività agricole e rafforzare la resilienza dei territori.

Reti territoriali e nuove opportunità economiche

Il terzo tavolo, dedicato alla governance territoriale e alle nuove economie, ha posto al centro la collaborazione tra imprese, Gruppi di azione locale e soggetti impegnati nello sviluppo locale, anche in vista della prossima programmazione.

La sfida è costruire progetti realmente aderenti alle esigenze delle aziende, migliorare la competitività e semplificare gli adempimenti burocratici. Tra le opportunità individuate, anche l’integrazione delle produzioni agricole con il turismo lento, i cammini, il cicloturismo e nuovi canali commerciali.

Una maggiore collaborazione tra gli attori del territorio può favorire la nascita di iniziative condivise, valorizzare le risorse locali e ampliare le possibilità di mercato per le imprese, contribuendo allo stesso tempo a rendere più attrattive le comunità rurali.

Il Manifesto delle Aree Interne

Dal confronto di Vallo della Lucania emerge una priorità comune: fare sistema tra territori, imprese e istituzioni, superando la frammentazione e riconoscendo alle aree interne un ruolo centrale nelle strategie di sviluppo sostenibile.

Accesso al credito, infrastrutture, gestione delle risorse idriche, innovazione e valorizzazione delle filiere rappresentano condizioni decisive per rafforzare la redditività delle aziende e creare nuove opportunità per le giovani generazioni.

Le esperienze e le proposte raccolte durante la tappa cilentana contribuiranno al percorso nazionale di elaborazione del Manifesto delle Aree Interne, insieme ai contributi provenienti dai tavoli di lavoro e dalla consultazione digitale.

L’obiettivo è tradurre le potenzialità del Cilento in azioni concrete, capaci di sostenere un’agricoltura più sostenibile e competitiva e di garantire nuove prospettive alle comunità rurali. Perché le aree interne non sono territori marginali, ma luoghi in cui ambiente, produzioni agricole e identità locali possono diventare motori di sviluppo e presidio del futuro.

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