Annalisa Corrado rompe il silenzio: a 16 anni abusata da un gesuita

L’eurodeputata accusa il fondatore Sauro De Luca e sostiene il percorso di verità dei Gesuiti per dare voce a decine di altre vittime.

A cura di Redazione
29 aprile 2026 19:21
Annalisa Corrado rompe il silenzio: a 16 anni abusata da un gesuita -
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L'eurodeputata del Partito Democratico, Annalisa Corrado, ha rivelato pubblicamente di aver subito abusi psicologici e sessuali all'età di sedici anni all'interno del Movimento Eucaristico Giovanile (Meg). Le violenze sarebbero state compiute tra il 1968 e il 1998 da padre Sauro De Luca, gesuita e allora leader dell'organizzazione. La denuncia si inserisce in un più ampio "cammino di verità" avviato dall'attuale direzione del movimento per far luce su decenni di ombre e silenzio.

La testimonianza di Corrado trasforma una vicenda personale in una questione collettiva, portando alla luce un sistema di prevaricazione che sarebbe durato per circa trent'anni. L'esponente politica ha spiegato di aver deciso di parlare per scardinare il senso di isolamento che spesso accompagna chi subisce traumi di questa natura, sottolineando come la vergogna non debba più appartenere alle vittime ma ai carnefici. La sua voce si unisce a quella di numerose altre donne che, nel corso del tempo, hanno iniziato a condividere esperienze analoghe vissute nel medesimo contesto religioso.

Il processo di emersione dei fatti è stato reso possibile grazie alla collaborazione dell'attuale direttore del Meg, padre Renato Colizzi. Il gesuita ha scelto di affrontare le segnalazioni accumulate negli anni, anche quelle precedenti al suo mandato, istituendo un percorso strutturato per accertare le responsabilità storiche del fondatore. Grazie a questo coraggioso atto di trasparenza, sono già oltre venti le donne che hanno trovato la forza di testimoniare, sebbene si tema che il numero reale delle persone coinvolte possa essere sensibilmente superiore.

L'obiettivo dichiarato da Annalisa Corrado è ora quello di raggiungere il maggior numero possibile di persone che portano dentro di sé questo dolore antico e taciuto. Attraverso il suo racconto, l'eurodeputata lancia un messaggio di solidarietà e sorellanza, ribadendo che nessuna ragazza ha mai avuto colpe per quanto accaduto. La speranza è che la notizia di questo percorso di giustizia possa incoraggiare altre vittime a uscire dall'ombra, permettendo alla verità di emergere definitivamente e di sanare ferite rimaste aperte troppo a lungo.

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