Ancora un morto sul lavoro nel Salernitano: 38enne ucciso da una lastra d'acciaio.

Ancora una vittima sul lavoro: a perdere la vita un operaio di 38 anni nel cantiere dell'Alta Velocità. La denuncia dell'ANMIL: "È un dramma sistemico, siamo di fronte a morti criminali".

A cura di Redazione
01 aprile 2026 16:29
Ancora un morto sul lavoro nel Salernitano: 38enne ucciso da una lastra d'acciaio. -
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Non c’è tregua per la provincia di Salerno. Mentre la comunità stava ancora tentando di metabolizzare il lutto per la scomparsa di Ciro Di Martino, schiacciato da una pressa a Bellizzi appena 48 ore fa, un’altra tragedia scuote il territorio. Questa mattina, un operaio di soli 38 anni, originario di Vibonati, è rimasto ucciso mentre lavorava in un cantiere dell’Alta Velocità nell’area dei Monti Alburni.

La dinamica è agghiacciante nella sua tragica fatalità: l’uomo è stato colpito fatalmente al collo da una lastra di acciaio. Nonostante la corsa disperata verso l’ospedale di Eboli, per lui non c’è stato nulla da fare.

Un bollettino di guerra nel 2026

L'anno in corso si sta delineando come uno dei più neri per la sicurezza sul lavoro nel salernitano. Le parole di Patrizia Sannino, Presidente ANMIL Campania, trasudano rabbia e sfinimento:

"Il nostro territorio è stremato e sgomento. Sono morti che pesano enormemente sulle coscienze dell’intera comunità. La corsa contro il tempo non è valsa a salvargli la vita, esattamente come è stato vano l'intervento per Di Martino."

La lista delle vittime nel solo 2026 è un elenco che gela il sangue:

  • Rocco Costantino (61 anni): precipitato da un solaio a Siano.

  • Carmine Albero (24 anni): travolto da un mezzo pesante a Nocera Inferiore.

  • L'operaio di Vibonati (38 anni): l'ultima vittima odierna nei cantieri dell'Alta Velocità.

A questo "elenco funebre" si aggiungono i gravi infortuni che lasciano segni indelebili: un braccio incastrato in un macchinario a Battipaglia e il ribaltamento di una gru a Castellabate.

Il paradosso dei numeri e l'ombra del nero

Il dato che più stride con la realtà dei fatti è quello fornito dall'INAIL: a gennaio 2026 si è registrata una diminuzione dell'1,6% delle denunce rispetto all'anno precedente. Un numero che, secondo la Sannino, nasconde una realtà sommersa molto più cupa.

La rassegnazione come nemico pubblico

"Qui il dramma è sistemico e strutturale", continua la Presidente Regionale ANMIL. Il sospetto è che dietro la diminuzione statistica si celi il silenzio di chi non può permettersi di denunciare perché vive nel limbo del lavoro irregolare.

Se il lavoro scarseggia, la sicurezza diventa un lusso o, peggio, un ostacolo alla produttività. L'appello finale è una provocazione che scuote le istituzioni: "Sono tutti operai, riusciamo a farcelo balzare all’attenzione?". La domanda resta aperta, mentre una provincia intera si ferma ancora una volta per un funerale che non avrebbe mai voluto celebrare.

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