Amianto, ex operaio Sacelit ottiene giustizia: Tribunale di Nola condanna l’Inail
Riconosciuta una maggiore percentuale di danno rispetto a quella inizialmente attribuita dall’Istituto. Il giudice ha disposto anche il riconoscimento delle prestazioni del Fondo vittime dell’amianto.
Un nuovo riconoscimento giudiziario a tutela di un lavoratore esposto all’amianto arriva dal Tribunale di Nola. Protagonista della vicenda è un ex operaio dello stabilimento Sacelit di Volla, dove per decenni sono stati prodotti manufatti in cemento-amianto e dove numerosi lavoratori hanno subito le conseguenze dell’esposizione alle fibre killer.
L’Inail aveva inizialmente riconosciuto l’origine professionale della malattia, ma aveva attribuito al lavoratore una percentuale di danno troppo bassa per consentirgli di accedere all’indennizzo previsto dalla normativa. Una valutazione contestata dall’operaio, che ha deciso di rivolgersi all’autorità giudiziaria per ottenere il pieno riconoscimento dei propri diritti.
Il Tribunale di Nola, sulla base degli accertamenti medico-legali, ha riconosciuto una maggiore gravità delle lesioni, condannando l’Inail a corrispondere l’indennizzo dovuto. Il giudice ha inoltre riconosciuto il diritto del lavoratore alle prestazioni del Fondo vittime dell’amianto.
L'esposizione alla Sacelit e le lesioni alla pleura
L’ex operaio ha lavorato nello stabilimento di Volla dal 1976 al 1997, entrando in contatto con materiali contenenti amianto durante la produzione di manufatti in cemento-amianto. Negli anni successivi sono comparse lesioni della pleura, tra cui placche e calcificazioni, ricondotte all’esposizione professionale.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di malattie e decessi che ha coinvolto gli ex dipendenti della Sacelit. Nello stesso stabilimento, infatti, diversi lavoratori si sono ammalati e alcuni hanno perso la vita a causa delle conseguenze dell’esposizione all’amianto.
L’operaio è stato assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, che ha seguito l’azione legale per ottenere una revisione della valutazione effettuata dall’Inail.
Il precedente della Corte d'Appello di Napoli
A rendere ancora più significativa la vicenda è un'altra decisione giudiziaria relativa allo stesso ambiente lavorativo. Nel maggio 2026, infatti, la Corte d’Appello di Napoli ha confermato la condanna della società per la morte di un operaio che aveva lavorato nella stessa squadra del protagonista della nuova sentenza.
Due vicende giudiziarie che riportano l’attenzione sulle conseguenze dell’esposizione professionale all’amianto e sulla necessità di garantire adeguata tutela ai lavoratori colpiti da patologie correlate.
«Le vittime dell’amianto non possono essere costrette a combattere una seconda battaglia, dopo quella contro la malattia, per ottenere ciò che spetta loro», sottolinea l’avvocato Bonanni.
La pronuncia del Tribunale di Nola rappresenta dunque un importante riconoscimento per l’ex operaio e richiama l’attenzione sul ruolo degli accertamenti medico-legali nella corretta valutazione dei danni causati dall’esposizione all’amianto. Un passaggio fondamentale affinché il riconoscimento dell’origine professionale della malattia si traduca anche nell'effettivo accesso alle prestazioni e agli indennizzi previsti dalla legge.