Airola, due settimane tra incendio, fumo e monitoraggi: cosa è emerso

Prima il rogo del 31 agosto, poi la riaccensione del 9 settembre. Due settimane di controlli sull'aria in diversi comuni della Valle Caudina. Il dato più alto sulle diossine è stato registrato a Cervinara: 0,79 picogrammi per metro cubo.

19 settembre 2026 09:29
Airola, due settimane tra incendio, fumo e monitoraggi: cosa è emerso -
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Due settimane di incendio, fumo, campionamenti e controlli ambientali. La vicenda dell'impianto di stoccaggio rifiuti nella zona industriale di Airola ha tenuto sotto osservazione una parte della Valle Caudina, con una rete di monitoraggio progressivamente estesa da Arpa Campania anche ai comuni circostanti.

Il primo incendio è divampato il 31 agosto, interessando principalmente, secondo le prime osservazioni dei tecnici, rifiuti plastici e carta stoccati in balle. Le attività di controllo sono partite nelle ore immediatamente successive al rogo, con l'obiettivo di verificare la presenza nell'aria di diossine, furani e PCB diossina-simili, oltre a diversi altri inquinanti atmosferici.

Il primo dato: diossine sopra il valore di riferimento

Il primo dato significativo è arrivato il 2 settembre, relativo al campionamento effettuato tra il 31 agosto e il primo settembre ad Airola, nelle vicinanze dell'area interessata dall'incendio.

La concentrazione di diossine, furani e PCB diossina-simili è risultata pari a 0,28 picogrammi per metro cubo, superiore al valore di riferimento di 0,15 utilizzato da Arpa Campania per il confronto.

Un elemento che richiede una precisazione: 0,15 picogrammi per metro cubo non è un limite di legge italiano, ma un valore di riferimento utilizzato dall'Agenzia nell'interpretazione dei dati.

Nei giorni successivi, tuttavia, il quadro è rapidamente cambiato. Il valore registrato ad Airola è sceso a 0,032 picogrammi per metro cubo e nei campionamenti successivi la concentrazione è risultata inferiore al limite di rilevabilità.

Nel frattempo la rete di controllo è stata ampliata a Rotondi, Bucciano e Arienzo, per poi comprendere anche Montesarchio. La localizzazione dei punti è stata definita sulla base delle valutazioni relative alla dispersione degli inquinanti nell'atmosfera.

Il 7 settembre, sulla base dei dati disponibili fino a quel momento, Arpa Campania comunicava l'assenza di diossine aerodisperse nell'area sottoposta a monitoraggio.

Sembrava quindi che la fase più delicata dell'emergenza ambientale fosse ormai alle spalle.

Poi, nella mattina del 9 settembre, il rogo si è riacceso.

La riaccensione del 9 settembre

Erano circa le cinque del mattino quando le fiamme sono tornate a interessare l'area industriale. Il nuovo episodio ha fatto scattare nuovamente le attività di controllo di Arpa Campania.

La rete di monitoraggio è stata ulteriormente adeguata sulla base delle prime osservazioni e delle valutazioni sulla dispersione atmosferica, con l'inserimento di un nuovo punto a Cervinara.

Ed è proprio a Cervinara che è stato registrato il valore più elevato dell'intero periodo.

Nel campionamento effettuato tra il 9 e il 10 settembre, la concentrazione di diossine, furani e PCB diossina-simili ha raggiunto 0,79 picogrammi per metro cubo, oltre cinque volte il valore di riferimento utilizzato per il confronto.

Nello stesso periodo, il punto di controllo di Airola aveva registrato, nel ciclo precedente, un valore di 0,069 picogrammi per metro cubo, quindi al di sotto del riferimento.

Perché il dato più alto è stato registrato a Cervinara?

La differenza tra i dati rilevati nei due comuni ha inevitabilmente attirato l'attenzione. Arpa Campania ha ricondotto il quadro anche alla dinamica della circolazione atmosferica del periodo.

Il dato di Cervinara, tuttavia, non consente da solo di ricostruire il percorso seguito dagli inquinanti. La dispersione atmosferica è influenzata da numerosi fattori e per stabilire con precisione traiettorie e aree di ricaduta sono necessarie valutazioni specifiche e modellizzazioni.

I dati meteorologici raccolti nell'area di Airola descrivono, in quei giorni, condizioni caratterizzate da venti generalmente deboli, assenza di precipitazioni e temperature ancora elevate.

Tra l'8 e il 10 settembre il vento proveniva prevalentemente dai quadranti nord-occidentali. Un elemento utile a descrivere le condizioni atmosferiche nelle quali si è verificata la seconda fase dell'incendio, ma che non può essere utilizzato isolatamente per stabilire il percorso degli inquinanti.

Il laboratorio mobile: aumenti di PM10, PM2,5 e benzene

Accanto ai campionamenti delle diossine, Arpa Campania ha seguito l'evoluzione della qualità dell'aria attraverso un laboratorio mobile installato nei pressi dell'impianto.

Il sistema ha effettuato controlli continui su diversi inquinanti, tra cui particolato atmosferico, ossidi di azoto, monossido di carbonio e benzene.

Nel periodo monitorato non sono stati registrati superamenti dei valori limite previsti dalla normativa per gli inquinanti ai quali tali limiti si applicano.

Sono stati però individuati due episodi di aumento delle concentrazioni.

Il primo si è verificato nel pomeriggio del 3 settembre, quando è stata rilevata una significativa presenza di particolato fine e di altri indicatori compatibili con emissioni da combustione nelle vicinanze dell'impianto.

Il secondo episodio è coinciso con la riaccensione del rogo, il 9 settembre. In quella circostanza sono aumentate soprattutto le concentrazioni di PM10, PM2,5 e benzene.

Il fenomeno ha iniziato ad attenuarsi già nella mattinata dello stesso giorno, per poi diminuire ulteriormente nelle ore successive.

Il valore di Cervinara è poi rientrato

Anche il dato sulle diossine registrato a Cervinara si è rivelato temporaneo.

Nei due campionamenti successivi, effettuati tra il 10 e l'11 settembre e tra l'11 e il 12 settembre, il valore è sceso al di sotto del limite di rilevabilità.

Anche negli altri punti della rete gli ultimi campionamenti hanno confermato valori inferiori al riferimento utilizzato dall'Agenzia.

Il 14 settembre, Arpa Campania ha quindi dichiarato concluso il monitoraggio delle diossine nell'aria.

Ora l'attenzione si sposta sui terreni

La fine dei campionamenti atmosferici non significa però la conclusione degli accertamenti ambientali.

Nelle prossime settimane sono previsti prelievi di terreni agricoli in un'area che comprende diversi comuni potenzialmente interessati dalla ricaduta al suolo degli inquinanti emessi durante l'incendio.

È il passaggio successivo dell'indagine ambientale: dopo aver monitorato ciò che è rimasto nell'aria nelle ore e nei giorni successivi ai due episodi, sarà necessario verificare se vi siano state deposizioni al suolo e, nel caso, individuare le eventuali aree interessate.

Due settimane, due fasi diverse

Il bilancio delle due settimane restituisce dunque un quadro articolato.

Il primo incendio del 31 agosto ha prodotto un iniziale superamento del valore di riferimento per diossine, furani e PCB diossina-simili nel punto di Airola, con una concentrazione di 0,28 picogrammi per metro cubo. Il valore è poi rapidamente diminuito, fino a risultare inferiore al limite di rilevabilità nei campionamenti successivi.

La riaccensione del 9 settembre ha determinato nuovi incrementi degli inquinanti rilevati dal laboratorio mobile, in particolare PM10, PM2,5 e benzene. Nel successivo campionamento delle diossine, il dato più elevato è stato invece registrato a Cervinara, con 0,79 picogrammi per metro cubo.

Anche questo valore è successivamente rientrato nei campionamenti successivi.

Il monitoraggio dell'aria si è quindi concluso il 14 settembre. Restano ora gli accertamenti sui terreni, che rappresentano il prossimo passaggio per comprendere se e in quale misura gli inquinanti prodotti dall'incendio e dalla successiva riaccensione abbiano interessato il suolo della Valle Caudina.

Saranno i risultati di queste verifiche a fornire nuovi elementi per ricostruire gli effetti ambientali dell'incendio sul territorio.

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