Abbiamo trasformato Auschwitz in un Selfie mentre nel Mondo cresce l'Odio.

Oggi, 27 gennaio, le piazze si riempiono di "mai più". È una frase rassicurante, un sedativo per la coscienza collettiva. Ma mentre pronunciamo queste parole, i dati ci dicono che il virus della Shoah...

27 gennaio 2026 07:39
Abbiamo trasformato Auschwitz in un Selfie mentre nel Mondo cresce l'Odio. -
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Oggi, 27 gennaio, le piazze si riempiono di "mai più". È una frase rassicurante, un sedativo per la coscienza collettiva. Ma mentre pronunciamo queste parole, i dati ci dicono che il virus della Shoah non è un reperto archeologico: è un organismo vivente che ha imparato a nuotare nel mare degli algoritmi e a mimetizzarsi tra le pieghe del politicamente corretto e della rabbia sociale.

La mutazione: dai campi ai commenti

Se nel 1945 il male aveva il volto di una divisa e il rumore degli stivali, nel 2026 ha il volto di un profilo anonimo e il silenzio di un "clic". La Shoah non è iniziata con le camere a gas, ma con la sottrazione dell'umanità. Oggi quel processo si ripete ogni volta che trasformiamo un essere umano in un "problema da risolvere", in una "massa di migranti" o in un bersaglio per il nostro odio quotidiano. L'antisemitismo, quel "canarino nella miniera" della civiltà, è tornato a livelli che credevamo impossibili, segno che le pareti della nostra tenuta etica si stanno sgretolando.

Il dogma dell'indifferenza

Il vero pericolo non è solo chi urla odio, ma la stragrande maggioranza che guarda e passa oltre. La "Zona Grigia" di cui parlava Primo Levi oggi coincide con lo scrolling infinito dei nostri smartphone. Guardiamo il dolore degli altri come se fosse un contenuto multimediale, una finzione lontana che non ci riguarda. Questo è il brodo primordiale del virus: la convinzione che la libertà e la dignità siano diritti acquisiti per sempre e non piante fragili da innaffiare ogni mattina.

Oltre il rito: la memoria come resistenza

Celebrare oggi non significa solo deporre corone di fiori. Significa fare un’autopsia del nostro presente. Significa riconoscere che la logica del "noi contro loro" è l'anticamera dell'abisso. Se la Memoria diventa solo un esercizio di retorica una volta all'anno, abbiamo già perso.

Il 27 gennaio non è il compleanno della nostra bontà, ma l'anniversario della nostra capacità di essere mostri. Solo accettando questa cruda realtà possiamo sperare di mantenere attive le difese immunitarie della nostra umanità.

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