11enne filma e deride un uomo fragile
Un minuto e 50 secondi di umiliazione in diretta streaming, bersagliato un uomo in evidente stato di difficoltà
Non è solo un video virale, è lo specchio di un disagio profondo che corre sulla fibra ottica e si consuma sui marciapiedi di Secondigliano. Un bambino di soli 11 anni ha trasformato il disagio di un uomo indifeso in uno "show" per i suoi follower, riprendendo con lo smartphone una sequenza di insulti, scherni e vessazioni ai danni di un sessantenne.
La cronaca della gogna digitale
Tutto ha inizio all'esterno di un centro commerciale della zona. Il gruppo di ragazzini individua la vittima: un uomo tra i 60 e i 65 anni, chiaramente non lucido, barcollante per ragioni ancora da accertare (problemi psichici o stato di alterazione). Invece di prestare soccorso o ignorarlo, i giovanissimi decidono di farne il bersaglio di una diretta social.
Il video è un concentrato di violenza psicologica:
Gli insulti: Una colonna sonora di parolacce e risate sguaiate accompagna il cammino della vittima.
Il puntatore laser: Durante il tragitto, un raggio rosso viene puntato insistentemente sulla schiena dell'uomo, quasi a simulare una caccia.
L’indifferenza dei passanti: Nonostante la scena si sposti verso il parcheggio affollato del centro commerciale, nessuno dei presenti interviene per fermare il bullismo.
L'atto finale: Arrivati alle porte scorrevoli, uno dei ragazzini raccoglie da terra dei fili di coriandoli sporchi e li lancia in testa all'uomo, poco prima che la diretta si interrompa.
L'intervento dei Carabinieri
Il video non è sfuggito ai Carabinieri della stazione di Secondigliano, impegnati in un costante monitoraggio della rete (web patrolling). I militari sono risaliti in breve tempo al titolare del profilo: un bambino di 11 anni residente nel quartiere.
Data l’età, il giovanissimo non è imputabile per la legge italiana. Tuttavia, la gravità del gesto ha spinto i militari a procedere con la massima fermezza consentita:
Identificazione del nucleo familiare del minore.
Segnalazione alla Procura di Napoli e alla Procura per i Minorenni.
Coinvolgimento dei servizi sociali per valutare il contesto educativo in cui il bambino sta crescendo.
Una riflessione necessaria
L'episodio riaccende il dibattito sull'uso precoce dei social media e sulla perdita di empatia nelle nuove generazioni. Se da un lato la tecnologia ha permesso alle forze dell'ordine di individuare i responsabili, dall'altro resta l'amaro in bocca per una violenza gratuita perpetrata da chi, a 11 anni, dovrebbe ancora distinguere il gioco dal reato e il divertimento dal dolore altrui.